I commenti della cara Aspide sul post di ieri (vedi link “ma di che taglia è la macchina“) mi stimolano a una fedele cronaca del percorso di stamani che dall’albergo mi ha portato in ufficio, a bordo dello scarpone Kia che ho noleggiato.

08:15 Consegno il tagliando del parcheggio al sudatissimo tipo del valet parking: Stamani c’è un nebbione da umidità paragonabile solo ad un bagno turco. Rientro in aria condizionata mentre estraggono il bolide rosso (sarcastico) da un groviglio di autovetture parcheggiate. Salgo a bordo, allaccio la cintura, selezione il “D” (di “D”isperazione, non “Drive“) sul cambio automatico, schiaccio l’acceleratore.

Non succede nulla. Immobile come uno stoccafisso salato. Il motore sale di giri ma l’auto è inchiodata a terra. Gran invenzione il freno a mano, o “freno di stazionamento“. Suggerisco a quello del parking di far stazionare la sua libidine su una gorilla di montagna.

08:30 Riesco a muovermi, scendo nel tunnel della Corniche e giro a sinistra sulla Sultan Bin Mozzarell Bin Bufal Street. Il semaforo è settato per rimanere verde nel mi senso di marca per 8 millisecondi, tempo classico di reazione di un colibrì: il tassista pakistano che occupa la macchina davanti a me non lo nota per 12 cambi rosso-verde-rosso fino a quando non mi aggrappo al clacson come se fossero le trombe dell’Apocalisse e lo smuovo da un torpore letargico che affligge la sua famiglia da 72 generazioni.

08:52 Raggiungo Sheik Cioccolatin Bin Confezion Al Regal Street. Dalla corsia centrale mi devo spostare a sinistra per girare sulla Mohammed Ke Gioc Al Totocalc Road, ma una serie di vetture guidate d kamikaze decisi ad imolarsi sul sommo sacrificio della sicurezza stradale me lo impediscono, tentando di giocare agli autoscontri con la mia Kia. Non posso dar loro torto, in effetti mi manca solo l’antenna per l’energia elettrica: le dimensioni sono quelle di un’auto da lunapark.

09:13 Riesco finalmente a svoltare a sinistra e poi, usando più le bestemmie che lo sterzo, per infilarmi nella laterale  destra: prendo la Hamed Cappucc Al’Cacao Rd. fino Raffre’d’ore Fulminan’e Square. Comincio la ricerca di un parcheggio, ma l’area vicino all’ufficio, sede anche di un servizio di typing (tipi che compilano per voi, a macchina, i vari documenti necessari ad alimentare la burocrazia locale), è collassata con macchine parcheggiate in doppia o tripla fila. Normale, anche a Napoli, direte voi? Intendo doppia o tripla fila verticale, un’auto sopra l’altra.

Mi fermo qui: quasi 400 parole di cazzate possono bastare. L’immagine? Sono io, dentro lo scarpone, che guido con aria serena e rilassata. Come? è al contrario? No, sto semplicemente parcheggiando cappottato sul tetto di un’alta macchina.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

One Comment on “Corretto, Aspide, non è della mia taglia

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