Il Ratto Delle Sabine è raccontato da Tito Livio nel “Ad Urbe Condita Libri“: Romolo, dopo aver fondato Roma, si rivolse alle popolazioni confinanti (Ceninensi, Crustumini e Antemnati, e Sabini) per stringere alleanze e ottenere donne con cui procreare e popolare la città.

Ottenendo un rifiuto dei vicini, organizzò delle feste e celebrazioni cui invitò tutti gli altri popoli che arrivarono in larghi gruppi, portando anche le loro famiglie. I Sabini parteciparono con quasi la totalità della popolazione. Ad un segnale i Romani crearono una serie di diversivi e rapirono tutte le donne delle popolazioni vicine, facendole poi loro mogli. Livio sostiene anche che non ci fu violenza, ma alle donne venne offerta la scelta tra tornare a casa e rimanere come libere cittadine a Roma. (relata refero, ovvio).

I popoli confinanti mossero guerra per punire l’offesa e il rapimento e furono regolarmente sconfitti, fino ai Sabini. Quando i due schieramenti si fronteggiarono, le donne si gettarono ai piedi dei loro padri da un lato, e dei loro mariti dall’altro, portando in braccio le creature che nel contempo erano nate, chiedendo loro di non massacrarsi vicendevolmente. A questo punto entrambi i popoli decisero di trattare una pace o poi di fondersi.

Ho volutamente evitato qualsiasi commento su questo fatto storico-mitologico, però qualcosa che succede più di recente in Nigeria, riportato dall’ufficio Reuters di Abuja merita una riflessione decisamente critica, se non drammatica.

Boko Haram, il cui nome completo è The Congregation of the People of Tradition for Proselytism and Jihad, combatte l’educazione e i costumi occidentali, definendoli peccaminosi e libertine.”boko” indica la cultura occidentale, da “book” in Inglese, mentre “haram” in arabo indica “peccato” o “proibito”. Boko Haram sta lasciando, dal 2010 a oggi, una striscia di sangue e violenza al suo passaggio, rendendosi responsabile di massacri, rapimenti ed esecuzioni sommarie. Sono migliaia i morti della loro violenza.

Ha anche sviluppato la frequente pratica di rapire donne dai villaggi, offrendo loro l’alternativa se convertirsi all’Islam e sposare i militanti, o serenamente rimanere della propria fede e farsi sgozzare.

Come spesso capita nelle zone di conflitto, la donna (e i bambini) è quella a pagare il prezzo più alto della violenza: riusciremo mai un giorno a estirpare le radici di questo odio?

Foto di oggi? Un disegno sui muri di Amsterdam …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

6 Comment on “Il ratto della sabine di Boko Haram

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