Il mio professore di logica mi indicava la forza dei semplici teoremi ricorsivi per garantire una soluzione costante: facciamo l’esempio delle uova al tegamino per darci un contesto più chiaro e divulgativo.

Se noi dobbiamo prepararci due uova al tegamino abbiamo una serie di azioni sequenziali che possiamo ordinare e controllare: apriamo il frigo, prendiamo uova e burro e li appoggiamo sul piano della cucina, apriamo il cassetto per la padella, accendiamo il fuoco, mettiamo il burro a riscaldare, spezziamo le uova nel tegamino e le cuciniamo, spegnendo poi il gas alla fine.

La dottrina dei “teoremi semplici ricorsivi” mi dice che se dovessi trovare la padella già sul gas e le uova fuori dal frigo, la miglior via per garantire il risultato sarebbe quella di rimettere entrambe le cose a posto e poi far partire la procedura standard già testata. Sembra stupido, ma, credetemi, funziona anche nelle procedure di BPO/BPM o nella banalità del quotidiano. Il “teorema del padellino” garantisce stabilità nel risultato o nei prodotti anche se sembra un’idiozia anti-intuizionistica e anti-creativa.

Oggi, ovvio, ho violato il teorema “del padellino”: normalmente mi preparo la roba per la palestra e il cambio (pantaloni, camicia, pedalini, boxer, etc) la mattina, inseguito da Beria in tutti i miei spostamenti mentre discutiamo dell’impatto della V Internazionale sulle società Socialiste Africane, sul rock in versione unplugged di Bruce Springsteen e sul ruolo di Temistocle nello sviluppo del concetto di democrazia.

Sapendo oggi sarebbe stata una giornata in salitissima, ieri ho vagato per casa mentre ero al telefono con San Francisco, raccattando pezzi e pezzetti di biancheria e impilando il tutto nel posto più consono: sopra la stampante laser in salotto, sapendo che l’indomani (oggi) avrei comunque dovuto stampare due pagine e quindi, ovvio, avrei raccattato il tutto prima dell’allenamento quotidiano.

Stamani sveglia alle 5, lavoro fino alle 6:30, allenamento fino alle 8 e, dopo la doccia in palestra, ho scoperto che son stato castigato dal “teorema del padellino”: cazzo, ho dimenticato di portarmi i boxer.

Non so se qualcuno ha provato a infilarsi un paio di jeans “a pelle” ma vi posso garantire che l’esperienza erotica si ferma quando, chiudendo la cerniera lampo con la consueta sicurezza, qualcosa che doveva essere trattenuto “nell’intimo dall’intimo”, vagava invece libero, andandosi ad impigliare tra i denti della zip. Bestemmia #1.

Esco al piccolo trotto dalla palestra, andando (sotto una pioggia da diluvio epocale) ad aggrapparmi al tram che mi porta verso l’ufficio passaporti in questura, per l’ennesima richiesta di nuovo passaporto per aver esaurito le pagine dei precedenti. No so se qualcuno, sempre nel provare il jeans “a nudo” abbia mai compreso a fondo quanto ruvide siano le cuciture interne quando si corre. Bestemmia #2.

Arrivo in Questura, fradicio sia per la pioggia (no ombrello, grazie) sia per la sudata con la giacca impermeabile addosso: le procedure sono un filo laboriose e una buona mezzora dopo sono ancora lì. Mi scrive la Cami “Vengo in centro, pranziamo assieme”. Le rispondo “Lasciamo perdere, sono in Questura senza mutande”. Devo spegnere il telefono perchè continua a chiamarmi ridendo alle lacrime. Bestemmia #3.

Finisco le pratiche e, sempre più infastidito dalla mia “mancanza”, vado verso la Rinascente che ha appena aperto. Arrivo al secondo piano e chiedo a una commessa “Mi scusi, l’intimo per uomo dove lo trovo?”. Mi risponde “Se vuole quello di Xxxxx al terzo piano, quello di Yxyxy in fondo a destra, quello di …. “, la blocco con un “guardi, sono senza mutande, vorrei una indicazione rapida”.

Sento un corale “Mmmmmmmm ……..”: forse per un mio tono di voce un filo alto e per l’assenza totale di altri clienti sul piano, i 37 commessi gay si sono voltati in contemporanea guardandomi e arrossendo. Bestemmia #4.

Compro le mutande, ovvio l’unico paio della mia taglia costi 40 euro. Bestemmia #5. Esco e sta ancora piovendo da monsone, vedo il tram sfilarmi davanti e me la faccio a piedi fino in palestra di nuovo. Bestemmia #6. Finalmente ricompleto in modo più consono la sistemazione delle mie zone inguinali e basso lombari, non potendo fare a meno di notare che la taglia XXL che ho acquistato è a fatica una M. Bestemmia #7.

La giornata è chiaro sia partita in salita.

Foto? Del bucato a Shanghai … si intarvede anche un paio di mutande (non mie, bestemmia#8).

shanghai food market 12

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

11 Comment on “Quando deve essere una giornata storta …

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