La presenza Portoghese in Angola viene datata verso la fine del 1500, con prima insediamenti commerciali sulla costa e poi nei secoli un crescendo, prima grazie al commercio di schiavi e poi (dopo la Conferenza di Berlino del 1885) con una penetrazione più profonda verso i territori dell’interno ricchi di materie prime (che tutt’ora sono la voce esclusiva nell’economia del Paese).

Con un’influenza chiara da parte del Movimento dei Paesi Non Allineati, a partire dal 1950 le richieste di autodeterminazione e indipendenza si fecero più chiare e pressanti fino a sfociare nella guerra Coloniale dove (a partire dal 1961) l’esercito Portoghese venne affrontato dal People’s Movement for the Liberation of Angola (MPLA), fondato nel 1956, poi dal National Front for the Liberation of Angola (FNLA), apparso sulla scena nel 1961 e infine dal National Union for the Total Independence of Angola (UNITA), quest’ultimo fondato nel 1966.

A seguito del colpo di stato “dei garofani” a Lisbona nel 1974, la nuova guida politica Portoghese favorì l’indipendenza delle colonie, guidando nel 1975 le tre fazioni verso un accordo e ponendo fine a circa 15 anni di guerra.

Le tre fazioni (sulla scorta di quanto successo anche in Mozambique, vedi il post FRELIMO e RENAMO) si sono scatenate immediatamente in una guerra civile che ha dovuto aspettare il 2002 (27 anni di guerra) per arrivare ad un accordo per realizzare una “repubblica Presidenziale” (volutamente tra apici), che è quella che oggi mi trovo davanti.

Durante gli oltre 40 anni di guerra, oltre 10 milioni di mine sono state disseminate sul territorio dell’Angola. Ancora oggi oltre il 90% sono nascoste e inesplose e mietono vittime: come in Mozambique qui non esiste alcuna possibilità agricola, coltivare la terra significa morire.

Foto? Residuato “Cubano”: un mosaico sulla parete vicino al mio ufficio …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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