Non penso di essere un esperto di procedure aeroportuali. 

Penso di essere di più. 

Molto esperterrimo assai, se esistesse un superlativo assoluto, incontrastato e stentoreo. Penso di aver vissuto la mia vita scandita da check-in e boarding announcements, di passaggi alla security e di timbri casuali sui passaporti. Penso di essere in grado di capire, solo con l’odore che si sente a 10km dal terminal, il livello di efficienza ed efficacia nella gestione del passeggero e nel controllo di sicurezza. 

L’odore che sentivo avvicinandomi al Terminal 1 del Mohammed Airport di Casablanca non era particolarmente incoraggiante. 

L’ingresso nel terminal è una semiordinata fila di passeggeri con bagagli alla “Re Magi” che si incastrano in uno scanner a nastro e in uno dei due varchi di controllo, mentre l’altro è completamente senza nessun addetto e serve come passaggio di servizio dove chiunque si sfila con eleganza o anche senza. Voto alla sicurezza: 0. 

Coda per il checkin economy: una bolgia dantesca. Coda per il check-in business: un interessante casino. Coda per i possessori di tessere auree, passeggeri di first class e italiani obesi e pelati: nessun passeggero ma 5 banchi aperti per sancire le differenze sociali. Voto all’efficienza: 8 (da parte degli eletti), 2 (da parte dei comuni mortali), media 6, la sufficienza. 

Controllo passaporti. Coda veloce, arrivi e ti chiedono l’immigration card (in francese), che è ovviamente dalla parte opposta del salone: risali la coda come un salmone che deve andare al cesso per una scarica diarroica e compili il foglietto. Ometto l’indirizzo in Marocco, tanto “cazzo gliene frega, visto che sto uscendo”. Redarguito inserisco Rue De Dueditanelnasos, 7: passo in scioltezza. Voto alla coerenza: 0. 

Mi fermano subito dopo per il controllo sull’esportazione di valuta, indicandomi il trolley e chiedendomi quanti soldi stai trasportando. Devo curare più la mia immagine e assomigliare meno a un narcotrafficante, è chiaro. Gli rispondo che ho solo spicvioli, visto che viaggio con titoli di pagamento elettronici: mi guardano e mi abbandonano al mio destino. Voto alle verifiche valutarie: 0. 

Passo il controllo di sicurezza “serio”. Un addetto per 6 varchi, due addetti che chiaccherano davanti allo schermo dello scanner. Un addetto che parla al telefono con la morosa nell’angolo opposto focalizzandosi in termini di esplosivi più sugli ormoni che su altre devices. Passiamo a frotte, suoniamo, rientriamo. È più interessato a farmi togliere le Clarks che al fatto che appoggio e riprendo la giacca fuori dallo scanner. Voto alla sicurezza? Ma stiamo scherzando a chiedermelo, direi “non classificato” come quando al liceo ti chiamavano la mattina giorno dopo che i genitori non erano a casa. 

Foto? A bientôt Casablanca … 

  
 

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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