Ieri sera cena nell’ostello che una volta era la villa di un mercante, poi trasformato per offrire alloggio e quindi atterrato nell’aggiungerci un refettorio dove sto decidendo potrei farmi tumulare dopo ripetute indigestioni. Madiba, uscito di prigione, fu ospite qui mentre scriveva la sua biografia “Long Walk To Freedom“.

Da molti anni fuggo gli eventi conviviali preferendo andarmene a dormire, ma, per la seconda volta negli ultimi 8 mesi, la tentazione di questo posto ha vinto sulla mia socialità serale simile a quella di un istrice incazzato con gli aculei incarniti. Ieri sera il peccato di gola era il un menù degustazione che proponeva una trasmutazione del palato in 12 stazioni: un’impresa che meritava attenzione scrupolosa.

Partiti con carpaccio di antilope, uova di quaglia in salsa al melograno e delle verdure in una riduzione di balsamico e cocco, il menù si è poi sviluppato attraverso salmone, agnello e un fois gras che dimostrava le teorie di Einstein. Scallops (che non mi ricordo mai come si chiamano in italiano), una pancetta croccante, e un filetto in crosta di spingbox. Un assaggio di tre formaggi Southafricani ha concluso l’orgasmo gastronomico per il quale ho deciso di sacrificare un Meerlust di Stellenbosh che mi potrebbe cullare anche in una vita ultraterrena.

Tutti piccoli assaggi, presentati con attenzione maniacale e guarniti con sapori e profumi che ne esaltavano l’unicità. Tutto digeribilissimo ad indicare lo scrupolo nell’uso dei grassi, troppo spesso aggiunti a rafforzare il sapore e a falsificarlo.

Foto? La cucina a vista e il manipolo di chefs che mi hanno fatto raggiungere l’estasi ieri, con un tentativo anche di video per farvi vedere l’ordine nel quale la brigata si muove …

It's been 40 years that I'm traveling across the word for business and on vacation, but always with a Leica camera in my hand. I've started keeping a journal a while ago but now I'm committed to regular updates. All photos are mine.

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