BA149, un Cavallo di Troia in Kuwait?

La lama ghiacciata dell’aria condizionata criogenica mi affetta il coppino, mentre tento di scavare nello zaino per cercare la pashmina di Jack (“Jack Daniels”, il mio pusher di tessuti a Singapore) con la quale avvolgermi la pelata.

Il Gate 10 stasera ha una temperatura impossibile: sto aspettando di imbarcarmi su un volo per Kuwait City, mentre sento l’annuncio dell’atterragio di un British Airways in arrivo da Londra.

Le connessioni schizzofrenico-creative, che ogni tanto attraversano l’insieme elettromeccanico che si colloca in mezzo alle mie orecchie, fanno un’altra vittima: mi torna in mente il BA149.

Era la sera del 1 Agosto 1990 quando, nell’aeroporto di Heathrow, Boeing 747-136 stava imbarcando 367 passeggeri oltre ai 18 membri dell’equipaggio, per una rotta che l’avrebbe portato a Kuwait City (appunto), poi a Madras in India, per terminare la sua corsa a Kuala Lumpur in Malaysia. Era ancora il periodo delle tratte a “rimbalzo”, in una sorta di tradizione quasi da bus autostradale del trasporto aereo.

C’era nervosismo nell’aria: Saddam Hussein aveva dichiarato che il Kuwait era “casa sua”, e movimenti di truppe nel sud dell’Iraq erano confermate da varie fonti. Un paio d’ore di ritardo per un controllo dell’APU tirato un po’ per le lunghe facevano intuire che anche l’equipaggio provasse un certo disagio.

Alle 18:05 il BA149 decollava, e i piloti durante le oltre 6 ore di volo, cercarono più volte di verificare la situazione a terra, sia con Londra che con il controllo del traffico aereo in Kuwait, ricevendo assicurazione tutto fosse normale.

Normale proprio per un cazzo.

BA149 atterro’ alle 4:13 del 2 Agosto 1990. La Prima Guerra del Golfo era gia’ scoppiata e l’esercito Iracheno aveva spazzato via in minuti le flebili difese del Kuwait, occupando la capitale.

All’atterraggio passeggeri ed equipaggio divennero “ospiti” (cit. Saddam Hussein) delle truppe di occupazione Irachene. Prigionia, tortura, violenza carnale, malnutrizione (ad un gruppo venne data da mangiare una zampa di giraffa, uccisa a mitragliate nello zoo di Kuwait City), per essere poi usati come scudi umani durante le 19 settimane di guerra, fino alla vittoria della coalizione a guida Americana.

Il velivolo fu fatto saltare in aria durante gli ultimi 3 giorni di “orgia distruttiva” delle truppe irachene in ritirata.

Si sapeva cosa stava succedendo. Gli americani avevano monitorato le truppe di Saddam, e confermato l’invasione, evacuando in elicottero l’Emiro e la sua famiglia, mentre gli altri membri della vasta dinastia regnante fuggivano a proiettile verso la vicina Arabia Saudita.

Margaret Tatcher era a Washington, e la CIA l’aveva informata.

Negli anni si sono susseguite inchieste, e processi per danni. British Airways, nelle dichiarazioni di Lord King, il Presidente dell’epoca, era furente per aver permesso l’accadere, mettendo a repentaglio la sicurezza e la vita dei suoi equipaggi, e quella dei passeggeri: se si fosse confermato il Kuwait come “War Zone” il velivolo avrebbe potuto agilmente essere dirottato su un’altra destinazione.

La sensazione e’ sempre stata che BA149 sia stato usato come un Cavallo di Troia, mescolando tra i passeggeri membri delle forze speciali, incaricati di fornire preziose indicazioni dalle retrovie nemiche durante la successiva guerra.

La verita’, ovvio, non si conoscera’ mai, ma le poche cose emerse tendono a confermare questa versione dei fatti: la cura maniacale con la quale BA affronta la sicurezza di aeroporti, equipaggi, passeggeri e velivolo mi ha sempre convinto questo sia stato un atto deliberato.

Crudele ma comprensibile.

Foto? Volo in compagnia della Signora Tedesca a Telemetro: da Abu Dhabi all’umidita’ di stamani a Kuwait City, che trasforma la finestra dell’ostello dove ho dormito in un quadro della scuola macchiaiola …

9 commenti

  1. I danni collaterali ci sono, in ogni situazione.
    Essere un danno collaterale degli spionaggi vari è un pelino seccante, però…

    1. Prossimo bicchiere di Gotturnio che ci beviamo assieme, ti racconto quando ho chiamato il mio capo dicendogli “Mike, there is a fucking revolution going on here, and I wanna take my ass out NOW” ….

      1. 🙂 dato che sei riuscito a portare fuori il tuo ass, ascolterò divertita il tuo racconto. Al prossimo bicchiere, cin!

  2. non ricordavo l’episodio, ho cercato “tra le carte”, wow..
    siamo solo delle pedine peccato che solo a scacchi possiamo mangiare la Regina e mettere sotto scacco il Re!

  3. Non ricordavo per nulla questa storia, ma se i danni collaterali sono inevitabili, la brutalità e l’infiustizia rimangono

    1. “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare …. “

      1. Anche per questo ti leggiamo, oltre che per le tue splendide foto 😉

      2. Adulatrice costante!

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