Il Thailandese è una lingua complessa: il suo alfabeto composto da quarantaquattro consonanti, ventotto forme vocaliche, e quattro indicatori di tono. Le consonanti sono scritte orizzontalmente da sinistra a destra, mentre le vocali sono poste al di sopra, al di sotto, a destra o a sinistra o anche intorno alla consonante che seguono.

Riuscire a indovinare la pronuncia corretta, anche di una sola parola, significa abbandonarsi completamente a fonemi nasali da adenoidi infiammate.

Quando ho tentato di ripetere il nome del paesino dove mi son fermato per pranzo, Kamphaeng Pet nella Provincia di Nai Mueang, è stato come soffiarmi il naso durante un potente raffreddore.

Lasciato il Nakhonsawan Lake e la sua riserva naturalistica, dove le ninfee stendono un tappeto sull’acqua, l’autogrill dove mi son fermato per una immersione nella cucina Thai avrebbe scoraggiato molti, ma il fascino della collezione di paccottiglia sulle pareti mi ha attirato più dei wet noodles di maiale con i quali ho unto la camicia.

Quattro persone si occupano di cucina e servizio, in un divertente troiaio dinamico dove conservazione, preparazione, cottura, servizio e pulizia non hanno necessariamente una sequenza logica, e nemmeno fisica se vogliamo essere pignoli, ma vengono mescolati in un melting pot organizzativo, silenzioso e impreziosito solo dalle chiacchiere di quattro ragazza con l’uniforme della polizia, sedute nella panca accanto alla mia.

In mattinata ho abbandonato un bungalow in riva al fiume, che mi ha ospitato per la notte: scegliendo la camera “superior” ho avuto l’aria condizionata e uno scaldabagno elettrico a piastra, che mi son guardato bene dall’usare prima di intitolare questo post “Il Miglio Verde” (grande film, dove si raccontano miracoli e sedie elettriche). Costo per camera, breakfast e wifi-incerto (nel senso che non sai mai quando ci sia)? 32 euro, direi accettabile, data anche la vista sul lago.

Sto proseguendo a zig-zag per le strade Thailandesi, puntando verso un complesso di templi dove voglio vedere una delle rarissime statue del Buddha che cammina, e fotografarlo in bianco e nero.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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