Le sue morbide curve mi danno refrigerio

Si, ho finalmente (o purtroppo) ritrovato connessione ed eccomi, più imperituro delle tasse e più amato delle zanzare ad aggiornarvi sulla mia vita!

Ho passato un paio di settimane in montagna, impostando una dieta ferrea basata su birra e salamelle e imponendo a Beria (il mio cane, vedi vari post) una sagace attività fisica: mattina sveglia prima delle sei e 4km di giro, colazione e uscita per un’altra sgambata di 4/5 ore, serata di debriefing con giro-cacca di 3km.

Chiaro che quando sono uscito di casa per lasciare il Trentino e riapprovare a Milano non mi abbia degnato manco di uno sguardo ma ho distinto un ringhio che intendeva “fuori dai coglioni, umano pazzo“.

Ho inforcato la moto e, felice come un roast-beef in forno, sono partito alla volta della metropoli dopo aver sagacemente atteso il calare del sole “per viaggiare fresco“. Fresco una beata minchia. A trento il termometro sul cruscotto segnava 37°. A Bergamo, intorno alle 22, mi son partiti gli sprinkler sotto le ascelle. Nel garage di casa ho dato una distratta occhiata al segnale 39,5°. Occhiata distratta perché ero troppo concentrato a bestemmiare.

Sono approdato in ufficio recitando la Gerusalemme Liberata del Tasso (Torquato, non il mustelide): “Canto l’arme pietose e ‘l capitano, che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo. Molto egli oprò co ‘l senno e con la mano, molto soffrí nel glorioso acquisto …“.

Uno a voler essere ironico ci perde sempre. Il commento più gentile che ho recepito è stato “Piantala di lamentarti del condizionatore spento che tanto non lo accendiamo“, denotando una cultura a base di forecast di cui l’azienda che mi paga il viatico è ghiotta.

Ho rivisto il grande Benedetto che ha ricominciato ad andare in bici (125km in un lampo, cazzo) e questo mi ha fatto un enorme piacere: abbiamo rinvigorito l’idea di una Milano-Genova in pedalata e l’abbiamo fatto mangiando gelato, pizza e bevendo birra (io, lui acqua gassata) insieme a Luciano e alcuni loro amici che mi hanno fatto scoprire un gran bel posto: “La Baia“. Merita un post-a-post.

Non svirgolatemi gli ingranaggi commentando che non ci si prepara per un’impegnativa impresa sportiva mangiando e bevendo perché vi intrattengo subito sull’importanza dell’apporto calorico.

Infine mi son messo di buzzo buono e, dopo cena, cullato dalle morbide curve di una bella bordolese (bottiglia che contiene la AlterAle delle Tenute Collesi, birra che adoro), ho riaperto la serata letteraria per darvi segnali di vita.

Ricomincia la stagione, aléger ragàsssssss!

L’immagine per il rientro? Un discreto bianco e nero ad effetto Apocalisse (partito dalla Gerusalemme Liberata, si può finire solo qui) che ho scattato alle 7 di mattina al Passo di Lavazè, mentre Beria ordinava cappuccio e brioches nel rifugio.

2 commenti

  1. All’impegnativa (?) impresa (??) sportiva (???) ci si prepara recitando la sillaba Oṃ davanti a un piatto di carbonara fumante (la nonna bio delle barrette zona: perfetto equilibrio tra carboidrati e proteine).

    1. Om mani padre ummmm, ommmm …. la pedalata di domattina mi preoccupa!

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