Succede qualche volta nel corso dell’anno: ricevi una semimisteriosa e riservata telefonata che ti dice “Buongiorno, saremo interessati ad incontrarla e a valurae il suo inserimento in un progetto per cui abbiamo ricevuto un incarico di selezione“.

Il nome romantico di “head hunters” non lo uso mai: mi ricorda troppo i romanzi di Salagri che leggevo avidamente a 6/7 anni, stimolato dalla fantasia e dalla passione di mio padre (btw, thanks so much for everything, babbo). I pirati della Malaysia, Tremalnaik, la sigaretta di Yanez, i cacciatori di teste del Borneo …. Quando, per lavoro, sono andato da quelle parti son sceso dall’aereo urlando “All’attacco miei Tigrotti” e mi hanno preso per un mercenario coglione con deliri di colpo di stato.

Società di selezione del personale, executives search che ricevono il mandato di presentare ad una azienda candidati per una nuova posizione o per un turn-over. Se, da un lato, è piacevole sapere che qualcuno ti cerca per offrirti un lavoro ed entrare in concorrenza con l’azienda che in questo momente mantiene i miei consumi, dall’altra è un mondo nel quale gli standard professionali sono molto elevati, tranne che, talvolta, incontri personnaggi che definire “naive” è rituttivo, mentre lo spontaneo “ma lei è scemo o mi sta pigliando per il culo” è forse esagerato.

Abbiamo l’incarico di selezionare un ingeniere biogenetico specializzato nella modifica dell’elica del dna dei plantigradi, ma penso che il suo profilo possa aggiungere un tono, come dire, esotico tra i candidati“. Gli rispondo “bene, spero lei abbia già condiviso l’esperienza di dormire con un plantigrado in tempesta ormonale: questo, a mio parere, potrebbe migliorare il suo focus sul progetto e la sua sensibilità sessuale. Se poi desidera ancora dare un tocco esotico, entri in un centro massaggi chinesi dove, si dice, le danno una mano esotica”.

Lei comprende chiaramente che il cliente desidea metter alla prova il candidato e stimolarlo con un possibile raggiungimento della dirigenza entro i primi 5 anni“. “Senta, forse ha notato che io sono diventato dirigente a 25 anni e lo sono da quasi 30: mi spiega dovre sarebbe il cosiddetto stimolo, visto che il pacchetto retributivo che lei sta delineando è paragonabile a quello di una colf?” Lui “Ma lei sottobaluta lo stimolo“. “Non lo sottovaluto assolutamente, anzi, guardi, la lascio perchè questo incontro mi fa cagare, e con questo le confermo il mio stimolo“.

Il mio cliente vortebbe che lei si occupasse della logistica in Iraq e in Afghanistan“. Rispondo ancora con educazione “Scusi ma lei è al corrente del fatto che ci sono delle guerre in corso e lí ci si fa ammazzare?”. “Non esageri adesso, la sicuzza è garantita“. Io: “Ma lei ci andrebbe?”. “io, io no, che c’entra, io faccio selezione del personale e manco ci penso ad andare in posti di quel genere“. Termino con una frase degna di Apocalypse Now: “Guardi, lei non può capire il fascino dell’essere svegliati da una raffika di AK47, è un’esperienza formativa che, anche nell’ambito della selezione dei giubbotti antiproiettile, le suggerisco. Buona giornata”

Foto di oggi? La lotta alla contraffazione dei brand è ancora ben lontana da qualsiasi speranza di vittoria in China: esistono però esempi quasi divertenti … Come questo della Lacoste trasformato in Global Crocodile …


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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