Quello che ti colpisce, avvicinandoti all’Olympic Park, è la perfetta organizzazione con la quale l’Inghilterra si è preparata per accogliere le Olimpiadi. A cominciare dai tipi , disseminati ovunque per strada a London (perfettamente identificabili dalla divisa viola dell’organizzazione) ti offrono indicazioni per praticamente qualsiasi destinazione, e lo fanno in modo professionale, preciso, e onestamente gentile.

La metro ha aggiornato le indicazioni con chiari segnali a prova di pirla ubriaco e, da quando esci dalla stazione di Stratford, una marea umana di addetti all’accoglienza ti indirizza, incanala, supporta con un approccio very Brit: cordiale ma deciso. Tutti ti ricordano che se non ha il biglietto puoi serenamente girarti di 180 gradi e, infilandoti le mani in saccoccia, decidere di passare il tempo a contare i fregi del Partenone al British Museum, tanto qui non entri.

I cinque cerchi e la torcia-Mittal ti accolgono all’ingresso: l’Olympic Stadium, l’Acquatic Center e tutto il contorno visto in  questi giorni in televisione ti saltano addosso lasciando un filo di emozione anche in una stagionata merda umana come me!

Adesso che ci rifletto potrebbero essere anche stati i 3 bicchieri di frizzantino francese che uno sponsor mi ha gentilmente offerto a farmi lacrimare gli occhi.La Cami scuoteva la testa dicendo “A stomaco vuoto? Poi ti addormenti sulla pista“.

Si cammina nell’Olympic Park: per raggiungere il Velodrome si sgambetta per quasi mezz’ora, immersi in una umanità multicolore che si è integrata con lo spirito organizzativo e accetta di buon grado percorsi disegnati intelligentemente per facilitare il flusso di centinaia di migliaia di persone.

Urla e applausi scandiscono i successi delle varie discipline, man mano che ti avvicini a un impianto sportivo. Facilmente riconoscibile il momento nel quale un atleta Inglese si cimenta dal boato che lo accompagna.

Mi fermo qui e il Velodrome ve lo racconto nella prossima puntata. Foto di oggi? Ieri mi ho sciorinato alcune di quelle scattate dentro il parco olimpico, oggi torniamo fuori, nella zona di Covent Garden ….

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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