Il mio nome è Chiang, come Chiang Kai-shek, ma il mio nome inglese è Antony“. “Il mio è Mau, come il Presidente Tze Dong”. Dialogo dell’assurdo, ma questa è stata la reciproca presentazione tra me e la mia guida oggi, Sabato mattina, a Beijing.

Adesso ti farò visitare lo Stadio Dei Lavoratori, il Museo dei Lavoratori e il Teatro dei Lavoratori“.  “Senti, ma il  Bar dei Fancazzisti o Il Giardino dei Grattapalle non ce lo avete?”. “No” mi risponde: il famoso sense of humor chinese, al cui confronto Buster Keaton è una jena ridens, esce immediatamente.

Prendiamo la metro insieme a due secchiate di miliardi di persone: comincia la Settimana d’Oro, l’equivalente della nostra settimana di ferragosto, e tutti sono in ferie. Di questi tutti, il 97% è nella fermata della metropolitana esattamente alla mia stessa ora: salgo al terzo tentativo, quando capisco che lo “scusi, permesso, ops, pardon” non funziona e quindi mi comporto come un mediano di rugby.

Scendiamo e vedo Chiang/Antony perplesso davanti ad un cartello con le indicazioni (in chinese): i suoi clienti normalmente pretendono di essere pascolati in autista e limousine e lo shock che stamattina lo ha colto quando gli ho detto “Non-no-nnnooo-no, si va con i mezzi e a piedi” l’ha lasciato un filo interdetto.

A sinistra” mi dice e indica la direzione col braccio (sinistro) alzato e il dito (indice) teso e poi scatta, veloce come un furetto, a destra. Per fortuna che sono abituato alle indicazioni incongruenti del Gotch (“io so perfettamente quale sia la destra e la sinistra” dice, prima di confonderle) e son riuscito a stargli al passo mentre (lui) dribla i passanti con l’eleganza di un calciatore brasiliano, mentre io li travolgo con la costanza di un facocero lanciato al trotto.

Nella selva di risho (taxi a pedali) all’uscita della metro scarico a raffica i miei “Puadong” (“non voglio” in Chinese) e mentre giro tra il giardino dell’Eden, affollato da pensionati che si danno alla danza o all’esercizio fisico, il Flea Market e il mercato rionale di un’impronunciabile quartiere, scatto qualche immagine.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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