Perché Beria sta piangendo?” mi chiede mia figlia, addormentatissima, sentendo guaire il cane. “Perché sta commuovendosi nel vedere una scena romantica del film”. “Ma che cazzo dici, che la televisione è spenta“. Ecco, ironia, sarcasmo e umorismo buttati al vento.

Spesso mi rendo conto di pretendere troppo dai miei interlocutori: “Qui alcuni pensano che Ferdinando sia un gerundio” è stata una delle mie battute più infelici nel corso dei lustri di riunioni che affronto. Nel silenzio più totale, uno si mise a ridere (risvegliando in me la speranza di un barlume di condivisione culturale): quando poi ha detto “Ma no, lo sappiamo tutti che è italiano, anzi, è nato vicino a Torino” l’ho colpito ripetutamente con il mouse sul setto nasale.

Un’idiota, e mi astengo dal citare Fëdor Dostoevskij nel romanzo del 1869.

Vi ho già parlato in passato di un genio della comunicazione in azienda che aveva preparato una brochure destinata all’Arabia Saudita, farcendola di immagini di belle fanciulle sorridenti, alcune delle quali con una scollatura che nel mondo occidentale poteva essere definita con un semplice “urca, bella figliola, eh“, ma nell’oscurantismo Wahabbita avrebbe potuto far gridare allo scandalo morale e alla censura più tagliente (con “tagliente” riferito al mio sacco scrotale): “tu stai facendo marchètting (da “marchette“, prostituzione), non marketing” è rimasto incompreso peggio del tredicesimo segreto di Fatima.

Anche la mia comunicazione visiva spesso non riesce a essere efficace: un’amica, guardando una foto che ho scattato in Mongolia sul tema della solitudine, mi ha chiesto “Ma è in riva al mare?

Dunque: passi non sapere che la Mongolia dista 2,500km dalla sponda più vicina di qualsiasi mare, oceano o anche jacuzzi di acqua salata, ma, cazzo, guardare un’unica finestra illuminata nel buio di un quartiere dormitorio e pensare al mare indica proprio una mentalità adriatica (da “scafista albanese” cioè).

Foto di oggi? “Cogito ergo sum” della Sandra, architetto, che guarda con perplessità la mia richiesta di una cucina tutta in acciaio per la casa di Genova.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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