Tempo di lasciare Sydney (ma non per molto) e fare rotta verso nord: quattro ore di volo mi porteranno a Port Moresby, capitale di Papua New Guinea, uno dei rari posti al mondo dove non sono mai stato e, da quanto leggo, potevo anche fare a meno di venirci.

L’azienda che mi paga il viatico mi ha gentilmente offerto un training (obbligatorio) di 6 ore su (1) come tentare di evitare di essere rapito, (2) come sopravvivere in caso di rapimento e detenzione, (3) cosa fare se, a causa di una rivolta o colpo di stato rimango bloccato nel paese stile ostaggi a Teheran. Ho anche ricevuto, letto e sottoscritto un documento informativo che, oltre a farmi cominciare da ieri la terapia anti-malarica, recita letteralmente “non è inusuale incontrare per strada bande locali che, in preda a euforia alcolica o droga, e armati di machete o pistole, tentino una rapina o un rapimento a fini di estorsione: consigliamo un basso profilo“.

Ma basso profilo che? Minchia, basso profilo proprio per un cazzo. Profilo talmente basso che stavolta non mi ci si manda da solo ma con uno di quei cortesi signori, grossi come armadi, con occhiali scuri e auricolare e un curriculum che solitamente comprende un buon periodo nel SAS ed esperienze in Yemen, Iraq, Afghanistan. Molto tranquillizzante.

Aggiungo anche che, se ricordate, qualche settimana fa anche in Italia è arrivata la notizia di un pitone ritrovato in un aereo della Qantas: inutile confermarvi che l’aereo era partito da Port Moresby alla volta di Cains (Queensland).

Bando alle autocommiserazioni e vediamo di scoprire qualcosa su questo territorio. Papua è la seconda isola più grande al mondo (dopo la Groenlandia) e fa parte della stessa placca tettonica del continente Australiano, dal quale si differenzia per l’altissima piovosità e per una forte attività vulcanica (la sfiga prosegue). Il territorio, scoperto dagli Spagnoli, ha un cocktail di passate esperienze coloniali Olandesi, Tedesche, Inglesi e Australiane.

Il territorio è diviso in due parti dalla linea verticale del 141esimo meridiano Est: a sinistra ci sono due provincie Indonesiane, mentre a destra, dal 1975, il territorio indipendente di Papua New Guinea. I 7.5 milioni di abitanti dell’intera isola parlano 1.073 diverse lingue (826 dialetti di Papua e 257 lingue di Irian Jaya con 12 lingue che si sovrappongono), facendo di PNG lo stato più linguisticamente differenziato del pianeta (e della galassia, penso). Giuro che non è una minchiata che mi sono inventato, sono andato anche a controllare i siti dell’Unesco su questo e confermano che “buongiorno” o “fatti i cazzi tuoi” si dice veramente in quasi mille-e-cento modi diversi.

Che ci vengo a fare in un posto dove le infrastrutture sono talmente sotto-sviluppate che non esistono strade che colleghino la capitale con il resto del paese e le connessioni sono effettuate a piedi o con piccoli velivoli in grado di atterrare su piste provvisorie in terra battuta? Facile, il 72% del PIL è rappresentato dall’esportazione di risorse minerarie, e quindi qui trovo alcuni dei nostri clienti intenti a scavare la terra, estrarre sassi, metterli in casse e spedirli in giro per il mondo.

Mentre stavo facendo qualche ricerca ho anche scoperto un’altro primato mondiale di PNG, il più alto numero di incidenti aerei al mondo, e devo dirvi che avrei volentieri fatto a meno di questa informazione, continuando a vivere nella più serena ignoranza. Testicolus tactus sfigaque fugata est, sperem.

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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