Sono giorni che volutamente mi astengo da qualsiasi labile riferimento politico, dal risultato elettorale in poi, ma vi confesso la mia sofferenza: ho assistito prima allo strapotere dell’apparato (primarie) poi a delle elezioni già vinte dove, con una autentica campagna elettorale suicida, la sinistra si è portata ad una situazione di stallo.

Invece di cercare un piano d’intesa con chi, comici e insetti a parte, ha comunque portato innovazione, si è cercata l’alleanza col diavolo e il gioco del voto.  Non contento di ciò, il gruppo dirigente del partito ha lanciato una discutibile candidatura “di coesione” (col Caimano? mah), per poi bruciare Mortadella Man per vecchie invidie e dissapori. Peggio si poteva fare? No.

Questa sera ero in macchina, ho ascoltato in diretta il discorso di Giorgio Napolitano, entrato in parlamento a 28 anni, militante del Partito Comunista e, lasciatemelo dire, gran brava persona. Ha parlato con una durezza, con una passione, con una emozione che pochi sanno esprimere. Cazzo, mi ha quasi commosso e ogni tanto non comprendevo i numerosi applausi che lo interrompevano, visto i suoi strali rivolti a chi si sedeva nell’emiciclo dinnanzi a lui.

Più il nostro Presidente ci offriva un sincero spaccato della pochezza della classe politica che ci eravamo eletti, ci siamo eletti, più l’applauso era scrosciante. Facce da mercanti. E mi scuso soprattutto coi mercanti, e con quella parte dei nostri rappresentanti animati da fede, da desiderio di fare, di servire una bella nazione.

Immagini di oggi? “Facce da mercante“, veri mercanti, ritratti nel sabato mattina di Burogh Market, a London …


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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