Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum [Fate penitenza, che il regno dei cieli si avvicina], Matteo, Mt3,2; 4,17.

No, non sono stato fulminato sulle vie di Damasco, Baku, Port Moresby, Maputo, Port Au Prince dal verbo ma, complice un’immagine scattata stamani nella Cattedrale di San Lorenzo mi son venuti in mente studi di Storia della Filosofia Medioevale, e il movimento ereticale degli Apostolici, fondato da Segarelli alla fine del 1200 e poi profondamente ispirato da Fra Dolcino.

Fratello Gherardo Segarelli è morto a sessant’anni bruciato sul rogo a Parma nel luglio del 1300, mentre Dolcino da Novara, dopo le torture nel processo dell’Inquisizione, ha finito la sua vita sul rogo a Vercelli nel giugno del 1307: dire che gli Apostolici stavano sul culo a parecchia gente del clero “ufficiale” è quindi ampiamente confermato.

Fra Gherardo, ispirandosi alle immagini classiche (dipinti, il Kodachrome-25 doveva nascere solo 700 anni dopo) che ritraevano Gesù tra gli apostoli, iniziò a predicare dopo aver donato tutti i suoi averi, vivendo in povertà solo grazie alle elemosine. Indossando solo un mantello di tela grezza, sandali e un cordone alla vita di ispirazione Francescana, predicò un “dio democratico” che si rapportava all’individuo senza il bisogno di interposizioni clericali.

Vivere secondo l’esempio di Gesù, attraverso una stretta osservanza degli insegnamenti evangelici, e rinunciando all’accumulo di beni e alle svolte secolari, uguaglianza tra uomini e donne, uguaglianza, innocenza, libertà. Rifiuto dell’ossessione della castità e molti richiami all’insegnamento di Francesco da Assisi.

La Chiesa ufficiale, soprattutto intimorita dalla tesi di contatto diretto tra uomo e dio, e dal successo che dall’Emilia si estendeva su tutt’Italia, a partire dal Concilio di Lione del 1276, condannò le eresie e dette mandato ai tribunali dell’inquisizione di perseguire queste dottrine e gli eretici che le praticavano.

Uno degli esami più affascinanti che ho sostenuto durante i miei studi di Filosofia alla Statale di Milano fu sul Malleus Maleficarum,  testo più “tardo” (metà del 1400), manuale di caccia alle streghe, che comunque riportava stralci dei metodi (seppur rigorosi) di interrogatorio nell’Inquisizione che facevano sembrare le gesta di PolPot o Pinochet roba da asilo.

Fra Dolcino iniziò a predicare nelle aree intorno al Lago di Garda, per poi spostarsi verso Trento, con la bellissima giovane compagna Margherita Boninsegna, per spostarsi poi nel Vercellese e nella Valsesia dove, stimolato dalle condizioni atroci della popolazione in povertà e approfittando del supporto armato di Matteo Visconti, creò un territorio franco.

Abbandonato poi dal Visconti, nel 1307 Dolcino e i suoi seguaci si rifugiarono sul monte Rovello, dove una crociata guidata dal vescovo di Vercelli li inseguì, trucidandoli tutti e processando pubblicamente i pochi superstiti fino al rogo.

Foto di oggi? Stamane, nella Cattedrale di San Lorenzo, dinnanzi al confessionale, con un’esposizione di qualche secondo. Buffo che, dopo aver preso l’originale in RAW, aver dato un mezzo stop in più di esposizione e due punti di contrasto, ho esportato il tutto con un plug-in che mi faccia ridurre l’originale di 42mb ad un jpeg accettabile, questo ha 333 kb di dimensioni: gli appassionati di cabala si possono sbizzarrire vedendo un disegno sovrannaturale anche nel Mac e in Aperture o Lightroom …

penitenza


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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