Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora. E vidi i sette angeli che stanno davanti a Dio, e a loro furono date sette trombe“. L’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, nella Bibbia.

Una lettura sempre affascinante anche per i non credenti come me: la forza dell’immaginazione, del simbolismo e l’incalzare della narrazione ne fanno, ovviamente, il capostipite e primo best seller della letteratura apocalittica che, quasi duemila anni dopo, anche ad Hollywood ha avuto un bel successo.

Non sono reduce da conversioni, ma l’immagine di ieri del monsone che scatenava la sua potenza su Kuala Lumpur, tra tuoni e fulmini e cascate d’acqua, mi hanno creato il set “immaginario” ideale per scriverci due parole sopra.

L’Apocalisse è stata scritta intorno al 90 (non 1990, proprio 90 dopo Cristo), da un autore che si presenta come “Giovanni“: studi non concordi lo identificano come la stessa persona che ha composto “Il Vangelo Secondo Giovanni” ma non con l’apostolo. Altre analisi lo datano intorno al 67. La testimonianza più antica è un papiro in greco della metà del 200, e manoscritti in latino datati intorno al 350. Per essere un ateo direi che è testo che affascina e merita la lettura: lo sa Bergman che ci ha tirato fuori un film immortale, “Il Settimo Sigillo“, probabilmente la mia pellicola preferita al mondo.

I numeri dominano il racconto: il 7 della completezza, della perfezione e la sua metà, il 3-e-mezzo, è il “temporaneo“, le operazioni aritmetiche e le moltiplicazioni suggeriscono un disegno pitagorico. I mille anni, i quattro cavalieri di quattro colori, ma intervengono poi altri riferimenti simbolici in un luna-park di allegorie che ne fanno una lettura quasi antesignana delle droghe psichedeliche di cui, qualche settimana fa, ho scritto (vedi “buon compleanno LSD“).

Inutile farvene un riassunto e parlarvi dell’apertura dei sigilli e della Gerusalemme Celeste: ripeto, è una lettura affascinante anche per chi non crede e su web se ne trova una buona versione in pdf.

Interessante è la conclusione del libro, che, nella mia immaginazione rappresenta il primo serio tentativo di difesa del copyright, della proprietà intellettuale: “Se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro“.

Difficile trovare un’immagine appropriata: me ne viene in mente solo una che ho scattato nel 2008 in New Zealand …

apocalisse


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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