Lo ammetto, talvolta esagero. “Talvolta” spesso, e in molti campi.

Stasera l’App che mi fa da badante elettronica nell’iphone sui miei spostamenti aerei ha pigolato ben 8 volte in rapida sequenza, a confermare che i miei 2 prossimi viaggi in Asia sono stati confermati e prenotati. Ho un piano voli che un corriere diplomatico definirebbe un’attentato alla sacra inviolabilità dello status protetto dalla convenzione di Vienna.

La Convenzione di Vienna del 1961 (occhio a non farvi bocciare in storia, confondendolo col Congresso Di Vienna del 1815, che  comunque c’entra), regola i rapporti diplomatici internazionali. Il Congresso del 1815 c’entra perché quello fu il primo tentativo di  introdurre il concetto di immunità diplomatica nei rapporti tra Stati. Oggi sembra banale, ma andate a spiegare il concetto di “ambasciator non porta pena” ad Attilio Regolo che, dopo che fece incazzare i Cartaginesi, questi lo misero in una botte piena di chiodi e gli fecero fare un “down-hill” fino a quando non ne uscirono polpette frullate.

Per sfoggio di saccenza posso ricordarvi che la Convenzione norma, tra l’altro, le procedure di espulsione dei diplomatici (“persona non-grata”), l’inviolabilità di Ambasciate e Consolati (tipo quella US di Teheran), il diritto alla confidenzialità delle comunicazioni (la “valigia diplomatica”), e un’altra gran secchiata di procedure che ogni tanto vediamo disattese a spasso per il mondo.

Torniamo a noi: il sommesso pigolio che mi segnala una partenza prossima mi ha spinto fino da Silvia in Piazza San Matteo, guidato da un malcelato bisogno di gratificazione alimentare. “Hai visto il menu?“, “No raccontami cosa c’è”. “Le acciughe oggi sono spettacolari“.

Ho fatto il fondo con una razione di trofie al pesto. A seguire una generosa porzione (ho sentito distintamente l’ordine in cucina “falla doppia, è quel cliente che da soddisfazione“) di acciughe fritte che mi hanno portato alla commozione. Il secondo secondo sono state le acciughe in sauté (letteralmente “saltato” in padella), con una salsa di pomodoro fresco e un peperoncino che ci stava proprio bene: divine.

Ho chiesto se per dolce ci fossero delle acciughe caramellate al miele e solo quando ho visto che mi si stava prendendo sul serio ho desistito. Non dimagrirò mai, soprattutto per i due bicchieri di Ribolla Gialla con i quali ho accompagnato il tutto, ma ero decisamente felice.

Foto? Beh, una immagine del posto dove ho santificato le acciughe ci voleva, e, a seguire, qualche scatto “guardando verso l’alto” che mi ha divertito ….

acciughe 1


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

5 Comment on “Le acciughe di Silvia

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