Arrivato a Genova. Arrivato davanti a un piatto di acciughe impanate e fritte. “La morte dell’acciuga“, secondo Silvia.
Engraulis encrasicolus. Non è un anatema volto a liberarci dall’immaginaria presenza di un maligno, ma il nome scientifico dell’acciuga europea: le ho santificate stasera, ma sono per me un cibo prediletto da quando avevo pochi anni.
Poche eccezioni: ho lavorato per un paio d’anni nel nord Europa e mangiarmele la mattina, marinate, annegate nella senape e condite con cipolla cruda mi ha fatto capire molto sulla sindrome di Stoccolma e sul tasso di suicidi mattinieri di quei paesi.
Crude, marinate, a strati con le patate, ripiene, fritte, saute, sotto sale, in pasta sul burro fresco. Infilate su spiedini e cotte vicino ai fuochi accesi in spiaggia a Barcellona, e offerte alla movida che scende dalle Ramblas verso Barceloneta. Cassette al mercato del pesce, a due passi dal Porto Antico a Genova. Buone. La pianto qui che con la salivazione sto bagnando il trackpad.
Foto di oggi: esco e guardo il cielo. È post-atomico: mi ricorda il cielo di Almaty, in Kazakhstan, dove, non so se sia ancora per la presenza delle radiazioni di Chernobyl (dureranno “solo” due milioni di anni), ma quando sono atterrato, sono arrivato in albergo e ho guardato fuori dalla finestra, ho capito come mai sul volo ero l’unico non-locale che entrasse nel paese.
Scatto con la macchina appoggiata su un’auto, inclinandola con lo spallaccio e lanciandomi in un’esposizione di 32 secondi. Passa uno che mi chiede “Fotografi una donna nuda?“. Gli rispondo “No, un’acciuga post-atomica”. “Figo” mi dice, e sento l’alito etilico a metri di distanza.
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Sei riuscito a farmi venir fame a quest’ora! Le acciughe impanate e fritte sono una meraviglia.
E il cielo post atomico che meraviglia, Zena però ci mette del suo, la scenografia è spettacolare!
Erano divine, credimi! Una porzione e mezza ma avrei fatto volentieri il bis. La scenografia di Zena è stupefacente, basta lasciare che sia lei a impressionare la pellicola o il sensore: forme, colori, sensazioni. Escono con delicatezza, basta solo osservare. Città di una bellezza incredibile, peccato non averla scoperta prima malgrado ci sia praticamente nato …
Beh, ma adesso hai tutto il tempo per esplorarla!
… esplorarla a tratti. Tra una settimana sono a Naypyidaw, e lì niente acciughe, credimi!
Non so nemmeno dove cavolo sia questo posto dal nome impronunciabile…Singapore se non ricordo male, giusto?
Capitale del Myanmar (Burma/Birmania) dopo che la dittatura militare, consultando astrologi e maghi ha deciso che Yangon non era appropriata. No comment ….
Ehm, chiedo scusa, non l’avevo proprio mai sentita.
Sì, direi che non è un posto da acciughe fritte, no!
Buonanotte Maurizio, a domani!
Io a Genova ho vissuto per più di trenta anni e conosco bene tutti i suoi segreti. E’ una città che amo, mi è rimasta dentro l’anima e riguardo alle acciughe…spero presto di farci un salto per gustarle e poi focaccia al formaggio della Manuelina a Recco. Ciao, Maurizio.
La Manuelina è un’istituzione!
Che foto spettacolari!!!!
Adulatrice!