Amorrrrre, andiamo?“. “Bel ricciolino, vieni su da me?“. “¿Vamos querido?“. “No grazie, signora, muchas gracias”. La prostituzione nei vicoli è soprattutto a maggioranza latino-americana. Una donna che mostra una quindicina d’anni più di me, una delle poche che riconosco come italiane mi dice “Vieni con me, sono brava, ti faccio venire i brividi“.

Non sono stato capace di star zitto e mi è scappato “Si, in effetti, già così qualche brivido mi viene al solo pensiero”, pentendomi subito per la cattiveria nei confronti di qualcuno che dovrebbe già essere in pensione. La “professione” è crudele con chi non è riuscita a nascondere qualche soldo per la vecchiaia. Mi sorride comunque: deve averne viste tante e con tanti che la mia ironia le è indifferente.

Alcune hanno plasmato i loro corpi ai canoni dell’immaginario porno maschile: sciabolate chirurgiche (no, qui i bisturi non son bastati) e iniezioni di materiale plastico che rendono tette e culi delle appendici innaturali che vincono qualsiasi legge di gravità e coerenza armonica. Trampoli con tacchi che sono disegnati a Scienza delle Costruzioni con improbabili basi in plexiglas che attentano alla caviglia sul disconnesso ciottolato dei carrugi.

Povere ragazze, dovere donne, povere vecchie. Vendere la propria intimità deve essere tremendo.

Troppo facile ricordare “Via Del Campo” di Faber:

via del campo c’è una graziosa, gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa.
via del campo c’è una bambina, con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada, nascon fiori dove cammina.

 via del campo c’è una puttana, gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia, basta prenderla per la mano
e ti sembra di andar lontano, lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso, fosse solo lì al primo piano.

 via del campo ci va un illuso, a pregarla di maritare
a vederla salir le scale, fino a quando il balcone ha chiuso.
ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

Foto di oggi: resa irriconoscibile …

querido


Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Vamos Querido

Leave a Reply

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading