Il 6 Luglio 1998 l’ultimo aereo atterrava sulla Runway 13 del Kay Tak Airport di Hong Kong (HKG), e gli ultimi passeggeri potevano provare quello che è stato soprannominato dalla leggenda come il “Kay Tay Hearth Attack“, il “colpo al cuore” causato dalla rotta di avvicinamento alla pista che, in caso di vento forte o tifoni, rappresentava un’esperienza quasi unica nella storia dell’aviazione civile. È stato riconosciuto nella lista dei 10 più pericolosi aeroporti al mondo.

Gli aerei, per atterrare sulla pista 13 dovevano inizialmente scendere di quota, prendendo una direzione verso nord-est, e passare sopra Western Kowloon, densamente popolate: raggiungendo una piccola collina dove veniva utilizzato un riferimento visivo (una tabella bianca con un aereo arancione dipinto) oltre che un punto IGS/ILS per la navigazione strumentale: a questo punto i piloti dovevano far compiere una virata di 47° per allinearsi con la pista per l’atterraggio.

I parametri di ingresso nella virata erano per il velivolo ad un’altezza di meno di 300 metri da terra (a quel punto la distanza da percorrere alla pista era di circa 3,5 chilometri), durante la curva si scendeva a meno di 200 metri di altezza, e l’uscita in allineamento avveniva a 40 metri da terra. Questa manovra era la “Hong Kong Turn” or “Checkerboard Turn”, o, come sopra detto per i passeggeri, “Kai Tak Heart Attack”.

La difficoltà di questo approccio poi diventava veramente seria in caso di forti venti laterali e qualcosa di veramente unico durante i tifoni che colpiscono stagionalmente la baia di Hong Kong: i filmati di 747 che passano tra le case, che virano inclinandosi paurosamente e poi recuperano l’ala a 100 metri da terra fanno parte della storia di questa città fino a quando il nuovo aeroporto è stato aperto, il Chek Lap Kok Interational Airport, a una trentina di chilometri di distanza, realizzato costruendo un’isola artificiale.

Sono atterrato al HKG qualche volta prima del ’98 e qualche volta dopo: le foto del “prima” sono in cantina, su diapositive Kodachrome 64asa, e prima o poi mi devo decidere a disseppellirle e a confrontarle con scatti più recenti. Una delle foto invece sul “dopo 1998” è questa alba, vista dalla lounge della Cathay Pacific …

beij 17

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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