[Qualche settimana fa ho chiesto a due amici, Monia e Michele, entrambi che fotografono in modo interessante e originale, scrivono con uno stile che mi piace e intriga, e raccontano pezzi della loro vita in modo onesto e diretto, ho chiesto loro – dicevo – di pubblicare un loro post basato su una canzone: mi pare ne sia uscita una bella triplice 3-M esperienza, un brodo-wordpress che riflette le nostre vite, le nostre poetiche e le foto che spesso scattiamo solo con gli occhi …]

La radio trasmette scariche elettrostatiche, intervallate da brevissimi brani di canzoni inascoltabili, e da proclami di pura ortodossia lanciati da Radio Maria, unica stazione sulla quale questo cazzo di apparecchio a galena si continui a risintonizzare.

Nei pochi secondi in cui la musica emerge quasi indecisa e perturbata, il rumore di motore, telaio e meccanismi assortiti del vecchio Defender 2003 TD5, ne copre qualsiasi armonia, mentre si aggrappa ai tornanti, con le sue 4 ruote che grattano neve e ghiaccio sopra l’asfalto.

Cami, mia figlia, mi è seduta accanto e Nyla, la nostra Pastore Tedesco, anarchica ortodossa, infila il muso tra noi, ondeggiando da una spalla all’altra, seguendo quello che la cinetica impone sulla cinofila, mentre ci inerpichiamo sulle curve del passo Valles, lasciando la Strada del Rolle per arrivare su quella del Passo San Pellegrino.

Vogliamo arrivare a Fuciade, e guardare ancora una volta Cima Uomo, prima di salirci nuovamente questa primavera, e sentire il sapore dell’aria sopra i 3mila metri. Lo spettacolo ai lati della strada è puro Kodachrome, il massimo aggettivo con il quale io possa definire la bellezza di un’immagine.

“Babbo, non voglio mettere in discussione il fatto che questo sottofondo sia perfettamente intonato alla modernità della macchina, ma non c’è qualcosa di ascoltabile?”: falli studiare e poi ti scassano con ironia, sarcasmo, e fine dizione.

“Ho una cassetta”, le rispondo, “ma potrebbe risalire ai tempi nei quali Bono e compagni succhiavano ancora il biberon a Dublino, quindi non garantisco sul contenuto”, e spingo dentro la fessura una vecchia TDK, con un’annotazione a matita ormai consunta e illeggibile. La musica parte.

All the leaves are brown, And the sky is gray
I’ve been for a walk, On a winter day
I’d be safe and warm, if I was in L.A.
California Dreamin’ on such a winter day

“Cazzo, recente!” Mi dice Cami, mentre vedo l’angolo del suo labbro sornione sollevarsi, “mi sarei aspettata un Johan Sebastian live at Altamo”, ma la sua provocazione cade nel vuoto, mentre una cella di memoria mi si spalanca come fosse un vecchio armadio tarlato.

“Sai che una volta ho guidato da Nashville fino alla Città degli Angeli, attraversando Tennessee, Arkansas, Oklahoma, New Mexico (dove mi son fermato ad Albuquerque), poi la Arizona e infine il Nevada, dove per 3 giorni ho voluto fotografare la Las Vegas dei derelitti”, le dico, “Avevo forse appena passato i 20 anni, e ho tentato di scalare i monti della Sierra, tornando indietro a causa delle forti nevicate, per salire su fino a Lake Tahoe, dove finalmente la neve ha bloccato la strada, costringendomi a dormire in un cottage, condiviso con altro 10 automobilisti, in un freddo troio, prima di scendere il giorno dopo nella California del sole”.

Il brano dei Mamas and Papas continua a forgiare il mio ricordo …

Stopped into a Church I passed along the way
Well I got down on my knees, and I pretended to pray
You know the preacher likes the cold, He knows I’m gonna stay
California dreamin’ on such a winter day

“Prima di abbandonare la 395, e tentare di inerpicarmi sul passo della Interstate 120, mi sono fermato a dormire a Lone Pine, unico ospite nell’unico Motel che all’epoca potessi trovare sulle Mappe della AAA fino a Reno”, mentre Cami e Nyla mi ascoltano ondeggiando all’unisono col mio volante e col beccheggio della Land Rover. “Sono entrato a mangiare in un posto del quale mi ricordo solo il silenzio, gli sguardi degli altri 3 clienti, chiaramente abitanti di quel posto di frontiera mentale, e le ribs.”

Quelle costine sono state qualcosa che non ho mai più provato in vita mia. Saranno state quasi mezzo metro. Non so che manzo abbiano macellato prima di cuocerle su una brace, dalle dimensioni di un letto king-size: mi ricordo solo che la mia ironia “You should not have butchered a dinosaur for my meal” (“Non dovevate disturbarvi a macellare un dinosauro per cena”), ha sortito la secca risposta della cameriera in divisa da dinette anni ‘50 “This is a grass feed long-horn, not a dino-fucking-what: if you don’t like it put your ass back on your car, and get where the fuck you want” (… e questa non ve la traduco).

“California Dreamiiiiiiiin’ …..”, mi risponde la Cami, e a lei si unisce Nyla, con un lungo ululato, mentre scavalliamo, la Signora Marmolada si mostra in tutta la sua maestosa bellezza, e la Signora Tedesca a Telemetro M10, con un vetro Summa cum Lux 35 mi aiuta a ricordare.

PS: Per chi non ha mai ascoltato questo spettacolare brano …

 

 

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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