Chiunque sia stato in Giappone, ha potuto notare la totale assenza di cestini per i rifiuti nelle città. Questo è qualcosa che, all’inizio, si può trovare un filo frustrante, finché non entri nella mentalità di “portarti a casa la tua spazzatura”, e vai avanti come fanno tutti gli altri giapponesi.

Ci sono alcune ragioni per questa abitudine, piuttosto unica al mondo.

Il primo riguarda i problemi di sicurezza e risale a oltre 30 anni fa. Nel 1995 ci fu un attacco terroristico sulla metropolitana di Tokyo in cui fu rilasciato gas sarin in più stazioni: l’operazione fu condotta da adepti del culto Aum Shinrinkyo. L’attacco provocò la morte di 13 persone e il ferimento di altre 6.000. All’indomani dell’attacco, il governo giapponese decise di rimuovere tutti i cestini pubblici come misura di sicurezza, per impedire ai terroristi di usarli per nascondere esplosivi o altre armi.

Dobbiamo anche considerare i fattori culturali. La cultura giapponese attribuisce un alto valore all’ordine sociale e alla pulizia. Lasciare i rifiuti è considerato un atto scortese e maleducato, e la maggior parte dei giapponesi è orgogliosa di mantenere puliti i propri spazi pubblici.

Anche una radicata cultura del riciclaggio è parte di questo. Il Giappone ha un sistema di separazione e riciclaggio dei rifiuti molto meticoloso. Le persone sono abituate a fare la raccolta differenziata a casa e potrebbero avere difficoltà a smaltire correttamente gli oggetti nei contenitori pubblici. Non fornendoli, si garantisce che i rifiuti vengano differenziati correttamente alla loro destinazione finale.

Bisogna dire che negli ultimi anni alcuni cestini sono riapparsi nelle zone più frequentate dal turismo: comunque una soluzione, che pochi stranieri conoscono, è di portare il proprio sacchetto in un convenience store (Lawson, 7-11, Family Mar o molti altri), dove il personale lo accetta normalmente, e provvede allo smaltimento.

Infine, anche il costo è una motivazione. La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti pubblici può essere oneroso, soprattutto in città densamente popolate come Tokyo. Riducendo il numero di cestini pubblici, il governo giapponese può risparmiare notevolmente sui costi di gestione dei rifiuti.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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