Ma te la ricordi che difesa aveva il Milan? E che rosa di giocatori: anche io avrei potuto mettermi a fare l’allenatore con quei fenomeni, e avrei vinto tutto”. “Gli impressionisti erano dei pazzi che facevano impressione, e poi la loro arte è stata consegnata alla storia”. “Americani, di James Foley, con Lemmon, Al Pacino e Kevin Spacey è un capolavoro: quella recitazione di Al Pacino avrebbe meritato pienamente l’Oscar”.

Brani di conversazioni che accadono intorno a me.

Le discussioni da osteria si intrecciano in spirali che viaggiano attraverso i cassetti di memorie ricche e profonde, cassetti che si aprono, si chiudono, si spostano in una conduzione logica che segue la molecola del vino.

Sono seduto davanti a Rudy, con due bicchieri che ci separano: il suo bianco e il mio miscuglio di Campari, vino e acqua gassata, a rompere il digiuno calorico che mi sono imposto da ormai qualche mese. Intorno a noi quella splendida umanità che questo posto riesce a catalizzare.

Ovvio, sono nella Democratic Republic of Spritz, aka Cooperativa La Liberazione di Via Lomellina, a Milano.

Appuntamento con Monia. Ritroviamo quella strana sintonia che lega persone diverse ma con identiche passioni, sincerità e gusto per la vita.

La guardo, sulla poltrona seduta difronte, e mi viene in mente una immagine di Janis Joplin: prendo in mano la Signora Tedesca a Telementro Monochrom, che ha stasera è uscita ad accompagnarmi con uno strano, vecchio, vetro Super-Angulon 21mm f3.4 del 1963.

Le scatto una foto. “Sempre bello bere un bicchiere assieme” mi scriverà stamani alle 5, anche lei parte del club di chi si alza molto prima del sole.

Scorci di vita in bianco e nero che continuo a tracciare nella mia memoria e occasionalmente sul sensore della Leica.

Il poco tempo che mi sto concedendo in Italia sta accelerando velocemente. Passerò un paio di settimane in Italia, tra l’Oltrepò che mi sta accogliendo con la sua storia, le sue tradizioni e i suoi paesaggi, e Genova, dove spesso i ricordi guidano presente e futuro. Poi mi aspetta il Paese dei Castelli di Sabbia, e un lungo giro nel Viet Nam rurale, per conoscere ancora meglio un’Asia cui mi sento sempre più legato.

Stay tuned!

 


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

5 Comment on “Uno spritz con Janis Monia Joplin

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