La scoperta della East Coast
Andiamo a ritroso: mi trovo a Swansee, davanti alla penisola di Frycinet (il parco e la riserva naturale sono la meta principale del mio viaggio in Tasmania), seduto su un sofà vittoriano nella Meredith House, delizioso b&b gestito da una coppia gay che è riuscita a ricostruire un perfetto stite brit-colonial.
Ho guidato, navigato, corso, camminato i quasi 300km che oggi mi son lasciato alle spalle partendo da Hobart questa mattina, deviando sul Tasman National Park prima e poi seguendo la highway verso nord. Traffico quasi nullo ma guida abbastanza impegnativa per un percorso che ogni tanto ha degli avvitamenti stradali peggio di un intestino crasso. I paesi incontrati per strada fanno capire perchè gli australiani (che in 20 milioni abitano un continente delle dimensioni maggiori dell’europa) sostengono che la Tassie sia “scarsamente popolata”: l’eremo di San Giulio (7 frati registrati nel 1943 come occupazione massima) in confronto è una megalopoli chinese.
Le formazioni delle roccie costiere sono l’attrazzione naturalistica principale del Tasman National Park: Tessellated Paviment, Tasman Arch e Devil’s Kitchen sono degli spettacoli della natura che meriterebbero più sole per ricevere qualche decente fotografia.
Port Arthur è stata la piú dura colonia penale dell’impero britannico: visitarne le rovine (è stata chiusa intorno al 1877, dopo soli 50 anni di attività perchè dichiarata – a quel tempo – “disumana”) ti fa fare un salto indietro. Una quindicina d’anni orsono un pazzo è arrivato da queste parti, è entrato in quello che era il coffee shop del museo e ha freddato con un fucile automatico 30 persone, ferendone un’altra ventina. Da quel giorno l’Australia ha bandito totalmente l’uso delle armi da fuoco.
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