Chiariamo subito qualsiasi potenziale equivoco. No, non ho le stesse tendenze del nostro (temporaneo, I hope) Presidente del Consiglio dei Ministri. In questi weekend con principi di esodo estivo mi viene in mente quando, qualche anno fà, mosso da insano masochismo, avevo deciso di accompagnare Cami e un paio di sue amiche a Igea Marina. Mi sarei trattenuto il weekend mentre le ragazze sarebbero rimaste con Bruna poi tutta la settimana.

Già la partenza era stata grandiosa: davanti a casa, metto la prima, passo in seconda e affronto la rotonda svoltando a destra in direzione dell’autostrada. Freno e rimetto la prima, mantenedola per i successivi 315 kilometri. Non c’era traffico, c’era un esodo biblico. Il viaggio di andata è durato oltre le 5 ore e, non so che esperienze abbiate voi, ma i gusti musicali delle teenager sono decisamente garbage, che non è un neologismo per celebrare l’eopopea grounge dei Nirvana, ma proprio l’inglese “spazzatura”.

Al km 10, al 29, al 38, al 72, al 104, al 131, al 157 e al 192 ci siamo fermati per permettere alle signorine di far defluire le loro vesciche. Poi basta. Ho comprato in autogrill un minaccioso pacco di pannolini e ho fatto capire che ne avevo pieni i coglioni delle soste-pipì. Cami ha pronunciato “Papi, quanto manca ancora?” per 4 ore consecutive, peggio fosse il mantra della scuola hare-krishna: mi aspettavo che poi accendesse bastoncini di incenso per completare l’opera.

Il posto che avevo prenotato è l’albergo di un vecchio amico che, con simpatia, ha un divertente mix di clientela tra nonnetti e arzilli ragazzi tedeschi: appena arrivato mi son dovuto fermare per far uscire dal parcheggio un carro funebre per cliente che aveva avuto la brillante idea di stincare.

Mi son avvicinato a Sandro e gli ho dello “Che dramma, … scommetto non ti aveva ancora pagato il conto!” guadagnandomi il suo vaffanculo al sapore di piadina romagnola. Voglio un gran bene a Sandro e tra noi c’è forte stima, ma il mio sense of humor quella volta non l’ha particolarmente entusiasmato, mentre le passeggere della mia vettura piangevano dal ridere per il macabro sarcasmo. Visto l’epocale viaggio ci siamo subito lanciati verso il mare. “Lanciati” è una parola un po’ eccessiva. Ho battuto il primato olimpico realizzato da Jessie Owens nei 400 metri a ostacoli-sdraio per poi emulare Bubka nel salto coll’ombrellone e infine sono arrivato sul celebrato arenile e lì mi è caduta la mascella.

Non sono un fanatico del mare (anche se mi piace sempre di più), ma ho avuto la fortuna di vedere dei posti bellissimi: dalla Polynesia alla penisola dello Yucatan e le Cayman Island, Dalle Maldive all’Oman e alla costa dell’Arabia Saudita, Seychelles, South Africa, Grande Barriera Corallina in Australia …. beh, immaginatevi la mia espressione dinnanzi all’Adriatico dove, a 25 cm di profondità, non ci si vede più i piedi. Tanto per darvene l’idea il mio sguardo era simile a quello di Veronica Lario quando ascoltava le battute sessite del suo ex-marito. Malgrado i classici ci insegnino che Ad impossibilia nemo tenetur (non si può chiedere l’impossibile – tranne ragionate eccezzioni sulle quali non mi divago per rispetto della confidenzialità aziendale) abbiamo fatto un bagno. “Bagno” .. io mi son rifiutato di andare oltre il ginocchio.

Il bagnasciuga Adriatico, narrano leggende metropolitane, era appannaggio di giunoniche vikinghe che calavano a valle dalla Deutchland in cerca di un sapore latino e distribuivano con copietà le loro grazie. Tempi passati, adesso son arrivate le russe. Beh, “lamentati” direte voi. Aggiungo che la babuska più attraente era la versione immaginata da Tolstoij di Moby Dick e qui mi fermo perchè sono politically correct e l’audience di questo blog è ampia e incontaminata (talvolta).

Il giorno successivo, dopo aver rinunciato al beach volley a causa della sensibilità epidermica al sole di una delle amiche di Cami (si scotta passando accando ad una lampadina da 25w spenta), forti di una leggenda metropolitana che dice “oltre il frangiflutti il mare è pulitissimo, acqua azzurra trasparente, bellissimo” e spinto dall’altro mantra della Cami “prendiamo il pedalò” mi son lanciato nel noleggio dello scafo.

Il pedalò è il simbolo stesso della Romagna balneare: una volta finemente montato con assi di legno, oggi ha lasciato il campo a una fibra di vetro stampata. Le misure dei seggiolini, infossati nella struttura, sono atti a contenere un corpo di medie dimensioni. Quando i miei 120 kili si sono infossati ho sentito un rumore di vuoto pneumatico e ho avuto la certezza che solo i Navvy Seals (i.e. quelli che hanno seccato l’Osama l’altro giorno) fossero in grado di estrarmi, previo l’uso di burro, margarina, olio, paraffina e vaselina.

Siamo partiti verso il frangiflutti che sembravamo l’Exxon Valdez: io da un lato e le tre ragazze dall’altro, fuori in trapezio a bilanciare rollio e beccheggio provocato dallo spostamento della mia trippa ad ogni pedalata. Mi veniva in mente il detto attribuito a Mao: “Siediti sulla sponda del fiume e attendi che passi lo yacht del tuo nemico che sta brindando a base di ostriche e champagne

La leggenda era vera, in effetti oltre il frangiflutti l’acqua sembrava acqua del mare come da mie precedenti esperienze. Le ragazze se ne sono beatificate subito sguazzando e tuffandosi dalla piattaforma posteriore del pedalò. Io, sudato sotto il sole e incastrato dentro il seggiolino ho retto per 15 minuti e poi, con la sola forza della disperazione, mi sono issato fuori del ventricolo plastico e son crollato in acqua (minacciando che l’imbarcazione scuffiasse). Bello, lo ammetto, si stava bene.

Non avevo considerato la risalita, avvenuta con stile da tricheco e contornata dalle peggio imprecazioni mentre il natante si impennava peggio di un off-shore per il peso (mio).

Nel percorso di ritorno ho fatto pedalare le ragazze mentre io mi ergevo in piedi, moderno Achab, a guidare la rotta. A 300 metri dalla riva ho voluto fare il figo: “scendo in acqua e vi spingo io a nuoto“. Mi son tuffato, per grazia divina di piedi. L’altezza dell’acqua era di soli 40 centimetri: la spina dorsale si è messa a risuonare come nacchere e il cervelletto mi è sobbalzato di 2 cm buoni. Vi risparmio i 18 minuti di imprecazioni a seguire.

Un paio di immagini di “mare vero”: Bora-Bora e Cape Town. Posti spettacolari che ho visitato nel 2007.

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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