Si riparte tra Pride e Truzzi

Ieri ho risposto all’invito di Benedetto e ho partecipato al Milano Gay Pride: una festa fantastica e mi ha fatto piacere contribuire, anche se da eterosessuale, a confermare il bellissimo diritto di tutti a essere uguali e diversi! Ho scattato diverse centinaia di foto e qui ne trovate qualcuna http://www.vagnozzi.net/Pictures/P_MilanoGayPride/index.html.

Va beh, a parte questo guizzo iniziale di attualità devo aggiornarvi su una decina di giorni di assenza dal blog, causati dal crack (non nel senso cocaina bollita ma in quello di “fusione“) da lavoro. Son sempre stato in Italia ma mi son scoperto in immersione scatologica profonda che, per i non puristi della lingua di Dante, significa che “son stato in merda“.

Unico palliativo di evasione (negativa) è stato il concerto a San Siro di Vasco Rossi.

Mi son trovato con due biglietti in mano (meglio, arrivati con FedEx) solo perché sono un pirla-sborone. Qualche mese fa Bruna era al telefono con un un tipo che le diceva fosse impossibile trovare biglietti per il concerto di Vasco: preso da quella cazzo di sindrome “ve-lo-faccio-vedere-io-come-si-fa-pirloni” mi son collegato on line e tre minuti dopo esibivo con sorriso pirla la conferma d’acquisto di due posti, contropartita per la quale la mia carta di credito aveva subito un drenaggio di 120 euro.

Mi salvo in corner con fallo non visto dall’arbitro dicendo “Vado con la Cami“. Mi ero poi completamente dimenticato dell’incauto acquisto fino a quando, la sera prima, Isa mi chiesto detto al telefono “Allora, pronti per Vasco?” e io le avevo risposto “Pronto per che cazzo?” denotando che in fatto di finezza solo Cassano o quelli di Jersey Shore mi battono. Ovvio poi che la sera stessa la Cami mi bidonasse.

Mi son quindi ritrovato seduto su uno scomodo gradino insieme a qualche altra decina di migliaia di entusiasti, io sempre più perplesso.

Vasco Rossi non mi ha mai entusiasmato, la qualità del suono era oscena (non si sentiva o capiva una beata fava), il concerto era continuamente interrotto da pause e il brulicare di umanità intorno a me si sparava delle ragguardevoli canne: solo l’aver posizionato i testicoli in un tritacarne avrebbe potuto peggiorare il mio umore.

La cosa migliore della serata è stata quando una famiglia seduta nella fila sotto, Papà Truzzo, Mamma Truzza, Figlio Adolescente Brufoloso Truzzetto e due bambine Truzzina e Truzzolottina, tutti sfegatati e abbigliati di conseguenza hanno estratto panini al saleme di montone agliato e birra ….. e qui mi fermo un attimo.

Il loro concetto di “birra” era, dal look della bottiglia e dagli effluvi, molto vicino all’odore che percepisco quando incontro un branco di cammelli bradi nei pressi di un oasi e questi decidono di svuotare le loro vesciche. ‘Na vera porcheria, insulto alle mitiche birre artigianali che mi sgollo.

Comunque, nel patos del secondo tempo, il brufoloso adolescente prendeva una delle bottiglie vuote (fortunatamente di plastica) e, mentre io tentavo di agguantarlo al volo, urlandogli “Nooooo“, la lanciava di sotto. Con modi compassati gli ho chiesto “Ma sei scemo, stronzo o entrambe le cose assieme?“.

Metre il pezzo di merda mi guardava simulando l’approccio di un monaco shaolin, preparandosi al mio cazzotto che gli avrebbe donato un naso da ornitorinco, costringendolo a rifare tutti i documenti di identità e ai parenti a dire “ma era proprio un bel ragazzo prima“, Mamma Truzza è intervenuta dicendomi che era suo compito educare il figlio Truzzetto e che l’aveva già apostrofato con un riguardevole “Comprendo il tuo disagio esistenziale, figlio“.

Con profonda fede nel metodo Montessori e per contribuire all’educazione civile mi son permesso di aggiungere un’ulteriore motivazione “Se lo vedo che lancia ancora una bottiglia, gliela infilo su per il colon fino a raggiungere le tonsille“.

Papà Truzzo si è erto a difesa del vituperato onore famigliar-truzzo ma, avendo verificato il mio tonnellaggio e capito che avrei volentieri esteso la pratica Montessori anche al suo colon, ha fatto buon viso (faccia di merda) a cattiva sorte.

Il concerto? L’unica parte entusiasmante è stata quando me ne son andato prima della fine.

L’immagine di oggi? Ovvio, la bellezza dell’arcobaleno ieri in Corso Venezia!

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