Post interlocutorio oggi, se siete intenti nella lettura del terzo libro delle Upamishad in sanscritto non curatevente e ci vediamo qualche altro giorno.

Ho passato una buona notte di sonno nell’upper deck di un 747 che mi ha scarrozzato nei cieli per oltre 7mila kilometri. È proprio vero che ci si abitua a tutto e si gioisce poi di dettagli come il cesso libero quando ci si sveglia o quello di un volo particolarmente stabile e silenzioso. Stanotte il Captain era una donna e ha fatto uno degli atterraggi più dolci che io ricordi: posare un bestione da varie centinaia di tonnellate su una pista richiede un certo mestiere e la Cap. Carly stamattina ci ha fatto vedere che ha talento.

È qualche giorno che mi arrovello su come e dove riuscire a fare un po’ di ferie durante Agosto. Dovrò comunque essere in Arabia Saudita e, per volontá del Profeta, mi incrocerò col Santo Mese del Ramadan. Più ateo che agnostico, più incline alla Chiesa Edonistica Della Birra che all’ortodossia wahabbita, affronto il mese del digiuno e della preghiera con lo stesso spirito con il quale ho discusso il mio salary increase l’anno scorso. Usate la fantasia e cogliete il sarcasmo senza che stia a condividere la mia incazzatura.

Sono una dozzina d’anni che viaggio spesso in paesi dove la religione mussulmana è il culto dominante e non ho più grandi sorprese: per scelta di rispetto o per obbligo della polizia religiosa, rinuncio a cibo e bevande durante il giorno, ma evito anche le continue feste che si susseguono nella notte dopo l’iftar (la rottura quotidiana del digiuno) che portano un po’ di critiche anche nella stesa comunitá mussulmana.

Molti anni fà Sameer, ex-collega nato in Bahrein che lavorava in UAE, tentava di convincermi della bellezza del mese santo: arrivava in ufficio con due occhiaie ascellari per essere stato fuori tutta la notte, quindi pascolava tra le scrivanie con una produttività prossima a quella di un formichiere nell’Artico con la lingua che gli si attacca al ghiaccio.

Nelle primissime ore del pomeriggio usciva dall’ufficio, beneficiando dell’orario ridotto per legge, come una finalista dei 100 metri all’olimpiade e si preparava, con un sonnellino ristoratore all’iftar quotidiana, accuratamente programmata come momento di socializzazione. “Basso volume di valore aggiunto realizzato” mi chiedete? Mah, senza entrare nei dettagli anche il resto dell’anno non è che fosse proprio un emulo di Stakanow. Va da sè che la sua carriera è stata bruscamente interrotta dopo qualche tempo da uno soprannominato l’Angelo Dell’Apocalisse.

Torniamo alle ferie, che questi voli pindarici di divagazione mi fanno aprire i flaps e chiedere al controllo del traffico aereo l’autorizzazione al decollo.

Sarei tentato di fare una cosina rilassante, tipo andare a Mogadiscio a fotografare le Corti Islamiche che si scambiano granate rpg come se fossero gli auguri di Natale, o scendere in auto da Djibuti per farmi una cultura sulla pirateria Somala e sulle strategie di attacco a navi mercantili, ma ho promesso alla Cami di comportarmi bene e di avere una vita impiegatizia fino a quando lei non rientra dall’avventura nella terra dei canguri.

Agosto è poi, nella zona, mese di temperature veramente infernali e si arriva facilmente nell’intorno dei 60 gradi: l’unica cosa da fare in quei casi è allacciare una relazione fisica con il condizionatore d’aria. No, mettergli le ciglia finte e dipingere delle labbra col rossetto sulla griglia non è una pratica comune.

Penso quindi alla fine rientrerò in Italia e, con il gusto del Ramadan in corso, mi farò una mitica grigliata con Michele (amico che fa il macellaio in trentino), innaffiando le salamelle sfrigolanti con una caraffa di merlot (unico caso di ragionata eccezione al consumo di birra).

La prossima settimana, grazie alle autorità di un paese che frequento spesso e che decidono di non concedermi un visto di ingresso della durata superiore ai 90 giorni, sarò in Italia e da come vanno le cose temo di tornarci solo a metà Agosto per qualche attimo. Chissà se i buoni propositi di smazzare il metro cubo di posta accumulata in casa o di far ripartir una moto si materializzeranno. “Ai posteri l’ardua sentenza” diceva qualche pirla.

L’immagine di oggi è Beria, il mio cane. È un po’ che non ne parlo, vedrò di rimediare a breve..

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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