Parampampolo

Ma che fas qui? I me avea dit che t’era giù in tantamona coi Arabi

Il saluto del Nello, a metà strada della Val Monzoni, spuntando con la sua criniera bianca dal pickup che trasporta le derrate alimentari al suo baito, merita un’accurata traduzione.

Che cazzo ci fai qui? Mi avevano detto che tu fossi in qualche posto di merda, insieme a profanatori della carne di maiale e del parampampolo [bevanda alcolica, vedi sotto]”

Ho approfittato di una giornata da urlo per andare a trovare il vecchio amico Nello, mitico rifugista della val Monzoni che conosco da oltre vent’anni e che (vedi post sull’Oman) mi ha accompagnato nella traversata del deserto dell’Arabia fino al confine tra Oman e Yemen.

Buon sessantenne, aspetta il secondo figlio da Eva, non ancora trentenne. Sembra quindi scientificamente assodato che l’aria in quota faccia bene al tostosterone.

I buoni propositi di mantenere una saggia dieta vegetariana si infrangono con la buona birra artigianale Nose della Val Di Fassa e, dopo due passi per incrementare l’appetito, complice anche la presenza di Eleonora e Andrea col piccolo Matteo, abbiamo esplorato il menu della “Baita Monzoni“.

Si attacca con la “Zeberchia” (sorta di piatto-antipasto): ricotta affumicata, fetta di lardo dello spessore di 1cm, ricotta fresca montata con erba cipollina e peperoni rossi (molotov), filetto di manzo essiccato e tre differenti tipi di salsiccia, il tutto adagiato su un letto di polenta taragna. Giusto un assaggio dal potere calorico simile a un club sandwich di plutonio e bario arricchito.

Il Nello poi, con sagacia da vero guru del marketing, ha cambiato nome al temibile “Piatto Monzoni” che ormai i più evitavano, visto il carico proteico pari al fabbisogno annuale della popolazione del Bangladesh: adesso si chiama finemente “Grigliata“, ma farsi illudere dal nome è un errore.

Qui si parla del trionfo del maiale: costine grigliate, 3 diverse salsiccie, puntine croccanti e fette di pancetta passate alla piastra mi garantiranno un bruciore di stomaco epocale. Lo so ma ho gettato l’anima oltre l’ostacolo, il piloro oltre la faringe, il malleolo oltre la tibia.

Mi limito ma assaggio tutto, compreso un paio di leggeri contorni: facioli stufati con cipolle e peperoni (intitolati a San Peto martire), funghi trifolati, crauti e polpette Victor, ultima creazione intitolata al primogenito. Devastante.

Ignoro la sua offerta di un Parampampolo come digestivo: potrebbe compromettere la mia vita. Il Parampampolo è un intruglio alcolico e zuccherino, che il Nello scalda fino al punto di fissione, facendo sprigionare fiamma azzurra da esplosione di supernova di elio puro.

Lo serve poi in tazzine temibili, e, con ancora la fiamma viva che abbassa leggermente il contenuto di spirito dai 58° ai 40°, invita gli astanti alla bevuta mentre goccoie spargono il panico sui tavoli.

La volta che gli va male fa saltare in aria la baita. Voglio proporre il Nobel per l’inventore della Citrosodina: son 18 ore che mi nutro solo del mitico digestivo e antiacido.

L’immagine sotto è di lunedì mattina: quando uno dice “tempo da lupi”, intende proprio le condizioni climatiche nelle quali solo io e Beria siamo in giro: stimolo un attento dibattito su chi poi sia il lupo dei due, visto il soprannome tarantiniano di “Mr Wolf” che mi è stato affibiato.

Nescio quare id faciam …

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6 commenti

  1. per un attimo, “siccome che so’ cecata”, ho letto Don Minzoni e mi son detta che cavoletto ci fa Codadipaglia qui sotto??? ??????????
    😎
    e ho pensato: ” I me avea dit che l’era so in tantamona coi Trentini”…

    1. Carissima Aspide! Qui si santifica il maiale e la birra: l’idea di tornare a Riyadh mi lascia quantomeno perplesso ….

  2. se proprio ti capita..fatti versare qualche goccia di Parampolo in un’ampolluccia..non mi dispiacerebbe assaggiarlo..in versione 58°.. :))

    1. Consider it done 🙂

  3. posso solo confermare che chiamarla grigliata è assolutamente riduttivo e che l’intruglio infernale è una vera bomba…

    1. Nello akhbhar! (Nello è grande)

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