Cominciamo subito con un “fuori tema“, così mi garantisco, ancora una volta, il titolo di grande cazzeggiatore e divagatore.

Ieri mattina sono arrivato in ufficio ad Abu Dhabi intorno alle 9 e ho incontrato Gigi che scendeva da un taxi, fresco come una carpa fuori dall’acqua. Mentre in Italia si parla di un mix metereologico tra la fine della canicola estiva e le prime avvisaglie del maltempo autunnale, qui nel Golfo siamo ancora su temperature ragguardevoli.

Non è tanto il caldo (40°c-45°c) che fa, ma l’umidità è tale che quando ti fermi ai semafori tiri giù il finestrino, butti il bolentino e peschi un paio di branzini e due spigole in un attimo visto che stanno pascolando naturalmente in un’aria che raggiunge il 98% di umidità.

Ho visto Gigi boccheggiare: annaspando come su una parete di roccia è salito sull’unico gradino che porta agli ascensori e, in affanno come un facocero al galoppo, è entrato in ufficio alla disperata ricerca di frescura. Lo shock termico deve avergli fatto comunque qualcosa perchè 10 minuti dopo l’ho visto osservare con aria interrogativa (tipo: “ecco il quinto mistero di Fatima“) il cavo di alimentazione del suo pc che terminava con una presa bipasso tripolare e la presa, ovviamente modello-UK con i tre poli disposti a triangolo equilatero.

Che stesse ripassando i principi guida dello spazio Cartesiano? Che avesse visto un segnale di Dio sulle revenues e si prestasse a saltare e flikkare come Belushi nei Blues Brothers? Che si fosse ricordato di aver dimenticato 3 Rolex, 14 carte di credito e 2 bancomat con appuntato il pin nei bagni dell’aeroporto di Almaty?

Ho atteso per dieci secondi che le sue meditazioni si dissolvessero e solo quando ha alzato degli occhi umidi di commozione (e forse di sudore), gli ho chiesto “Serve aiuto? Facciamoci un caffè!“. Per rispetto della privacy evito di descrivere il suo processo di selezione della tazzina, ma soprattutto il fatto che è durato due eree geologiche e quando ha guardato immobile la macchinetta Illy, solo dopo 40 secondi buoni gli ho suggerito “premere pulsante blu“.

Brutta cosa rientrare dalle ferie ed essere capultati qui, eh? Va beh, dedichiamoci ora a qualcosa che arricchisca la nostra conoscenza ….

Esiste il malcostume ingenerato di usare con molta superficialità il pulsante “Reply To All” del programma di gestione delle email.

Mi sono sorpreso un attimo del tono usato nella frase che ho appena scritto: devo dire che lo stile avrebbe voluto essere “A quel fottuto idiota che spamma la mia inbox usalndo alla stracazzo il “reply to all”, auguro di chiudersi i testicoli in un cassetto e che la serratura si blocchi, richiedendo l’interbento di un fabbro e (successivo) quello di un andrologo ricostruttivo“. Bah, si vede che oggi sono particolarmente in buona.

“Perchè?” uno si chiede. Perchè, pur non aggiungendo un beato cazzo di valore, anzi, talvolta offrendo una risposta del cazzo, devi ammorbare tutti con un’altra linea nelle 150-180 che quotidianamente, 7 giorni su 7 si allungano sullo schermo?

So che è una battaglia persa, ma, come monito all’umanità, please, accendete il cervello prima di usare il pulsante “enter” sulla tastiera.

L’immagine di oggi? Fuori dall’ufficio c’è un divertente negozio di regalistica militare: prego notare i pregevoli modellini di carroarmato in argento …. NO COMMENT.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Dio maledica il “reply to all”

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