On a dark desert highway, cool wind in my hair” così attacca una canzone immortale degli Eagles, Hotel California, “Warm smell of colitas, rising up through the air, Up ahead in the distance, I saw shimmering light“.

Si, è quasi incredibile cosa possa fare l’immaginazione poetica: la sto cantando a squarciagola, più stonato di una vecchia iguana (notoriamente l’animale è completamente muto, se si esclude il rumore della sua lingua tattile). Sto percorrendo una autostrada a 8 corsie per lato, la Dubai ByPass, che ti fa tagliare un pezzo del vecchio percorso per Hatta e rientra nell’emirato da sud-ovest.

In una buia strada nel deserto“, qui ci sono lampioni fotovoltaici che stanno illuminando a giorno la scena, tanto che sembra di essere in “2001 A Space Odyssey“, film del 1968 del grandissimo Stanley Kubrick, quando viene scoperto il monolito sepolto sulla Luna.

Vento freddo tra i capelli“. Beh, non penso ci fosse un riferimento al condizionatore che ho selezionato su “Arcipelago Gulag” o una sottile ironia sul fatto che, radendomi almeno 2 volte alla settimana, i “capelli” che sto cantando, sono millimetrici peli che spuntano dalla pelata.

Profumo caldo di colitas“. Oh cazzo, qui si son sprecati gli esegeti: cosa sono le “colitas”? La tentazione è forte di darvi la facile spiegazione che sia la messicanizzazione di “colite” e che la strofa significhi “Profumo caldo di scoreggie che salgono nell’aria“, massacrando la poesia di una delle più belle canzoni rock che siano mai state scritte.

Tranquilli, le “colitas” sono, in slang, dei fiori che crescono nel deserto della South-California e anche nel Estado Libre y Soberano de Baja California. Si, ma qui l’unico profumo che sento sono solo gli scarichi di centinaia di autoveicoli che ho accanto.

Laggiù, in lontananza, vedo luci tremolanti“: bah, mi sembra più l’ago del Burji Kalifa che inietta verso il celo la sua presenza. 832 metri di siringa. Son quasi arrivato, ma il ritornello non me lo perdo:

Welcome to the Hotel California
Such a lovely place (Such a lovely place)
Such a lovely face
Plenty of room at the Hotel California
Any time of year (Any time of year)
You can find it here

Qualche anno fa stavo guidando sulla HW101, tra la città degli Angeli e ‘Cisco. Mi sono fermato a Big Sur per leggere qualche pagina dello splendido libro del 1962 di Jack Kerouac e ho scattato questa immagine.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Hotel (California) United Arab Emirates

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