Il volo da Abu Dhabi a Doha è praticamente vuoto, ho un posto nella fila dell’uscita di sicurezza e sono l’unico passeggero nelle 3 poltrone. Dopo il decollo mi alzo per andare in bagno e, tornando a sedere, ovvio non usi alcuna cautela nell’appoggiare il mio B-side di tangibile peso. Tanto non ho nessuno accanto che possa rimbalzare per il rinculo (e in questo caso il rinculo è proprio dato dalla spinta del culo).

Il pulsante per inclinare la poltrona, che sporge di 5 millimetri dal bracciolo fisso, aggancia il bordo della tasca dei miei pantaloni. Lo aggancia e, il maledetto, mica lo lascia andare. No, se lo tiene stretto come un tristemente noto Presidente del Consiglio dei Ministri si tiene stretto un governo farlocco che opera politiche disastrose e si focalizza su “personal agendas” (che dire “ad-personam” sembra mi riferisca a qualcuno in particolare).

Uno squarcio si apre nel cielo.

Manifestazione imperitura di divinità? No, sono ateo. Fenomeno naturale atmosferico, stile bagliori nelle notti polari? No, sono sopra il Golfo Persico. Collasso strutturale dell’Airbus che mi trasporta? Si, mi son toccato i testicoli al pensarlo, comunque “no“, non si tratta di questo.

Il pantalone si é aperto che sembrava il disegno delle vele nell’Opera House di Sydney, squarciando il tessuto ben lontano da qualsiasi cucitura per oltre 20 centimetri. Il mantra di imprecazioni che segue é articolato e mi pare anche di aver espresso particolare attenzione a tutti i santi protettori dei sarti, dei tessitori, dei filatori e dei produttori di braccioli sugli Airbus.

La mia dotazione di pantaloni di lavoro per questo viaggio si é drasticamente ridotta del 50%. 1 su 2 é adesso da buttare.

Marinella, amica e follower delle mie farneticazioni, mi ha scritto un commento dicendo che si stava mangiando il fegato dalla nostalgia ripensando al suono del didjeridoo nella Sydney harbour: ciá facciamo che adesso il rimanente se lo spalmi su un crostino stile patè con questa immagine, scattata sabato …..

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

3 Comment on “Uno squarcio sia apre nel cielo

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