Alle 6:05am sono sulla pista dell’aeroporto di Riyadh, senza accorgemene per la delicatezza con la quale il capitano ha eseguito l’atterraggio: è incredibile riuscire a far posare un bestione di svariate centinaia di tonnellate senza minimamente provocare alcun impatto.

La serie positiva continua perchè in 6 minuti sono fuori dell’aeroporto: mirabile efficienza nell’immigration saudita? No, presenza di Rafick che mi preleva direttamente dal jetty e fende una massa di appartenenti al subcontinente indiano in paziente attesa (vedi su questo la “coda all’indiana o alla pakistana” in questo link), distribuisce baci e abbracci ai colleghi, arpiona un ufficiale che sta tranquillamente fumando sotto un divieto di tabagismo, mi francobolla il passaporto con il solito timbro che conferma io sia entrato nel Kingdom ottemperando a tutte le formalità richieste e mi consegna all’autista.

Autista. Beh, sociale come un’iguana estratta dal condizionatore, guida un “vagon“. Non è che mi faccio figo e intendo con “vagon” una “station vagon“, quello che i nostri padri chiamavano “giardinetta“. No, mi riferisco ad una cosa le cui dimensioni ricordano i vagoni ferroviari e mi aspettavo di vederla posata su rotaie.

Noto che pende un santino dallo specchietto: beh, non proprio un “santino” nell’accezione classica che noi ne facciamo ma un oggetto artistico di plastica dorata, dove, con abilità calligrafica tipica della lingua araba scritta, si intuisce l’invocazione “Oh mio signore, in buona compagnia del tuo profeta, proteggimi dagli accidenti della strada, dai pirla che non si fermano ai semafori, dai pedoni che si lanciano sotto le mie ruote rischiando di ammaccarmi il parafango. Fai si che i miei attributi pendano sempre felici nella loro naturale collocazione, senza che nessun accidente li sposti sotto le narici altrimentiquando mi scaccolo rischierei di castrarmi“.

La religione mussulmana proibisce una rappresentazione della divinità, sia essa pittorica o scultorea: se vi ricordate, qualche anno fa’, in Afghanistan, una massa di coglionazzi talebani ortodossi fecero saltare in aria i due budda di pietra, patrimonio dell’umanità, perchè non confacenti ai loro dettami religiosi. Idioti ignoranti.

L’iconografia cristiana invece si è sbizzarrita. Mi ricordo un passo nella autobiografia di Malcom X, quando chiede al cappellano della prigione perchè Gesù sia rappresentato sempre come un biondo, occhi azzurri, barba grunge, spalle larghe, aria da cuccatore, tunica casual-luxury, calzari di Church e iPhone 333 (la possibilità di essere uno e trino, qui, ovunque, nel presente, nel passato e nel futuro ti da dei grossi vantaggi nello shopping).

Ovvio che si sia voluto in qualche modo connotare secondo i canoni di bellezza occidentali il tipo: ritrarlo come giudeo di carnagione scura e tunica pataccata non avrebbe avuto lo stesso effetto sulle masse. Quello che mi chiedo (occhio, non voglio essere blasfemo, è solo una riflessione), perchè non ci abbiano dipinto una madonna ukraina con uno spacco vertiginosso, labbra carnosse, seno svettante e sguardo compllice. Ingiustizie dell’oscurantismo.

Tempo di produrre. Ci si sente domani.

 L’immagine di oggi? Ammirate la fine fake-LV-copertura del cruscotto del taxi che ho preso stamani dall’albergo all’ufficio. La stessa griffe poi veniva estesa su sedili e alette parasole. Un rosa-antico spettacolare ….

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

2 Comment on “La Madonna con lo spacco

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