Segare un continente

Sono a Panama, prima volta nella vita: pellegrinaggio al Panama Canal che, con la sua realizzazione, ha fisicamente tagliato il continente Americano in due parti, collegate solo dalle paratie delle chiuse.

Sono numerosi post che vi evito il passaggio storico culturale: direi che nessuno si può lamentare adesso se spendo due parole su una veloce storia di quest’opera.

Nel 1880, il francese de Lesseps, costruttore del Canale di Suez, si lanciò nell’opera di fornire alle navi un’alternativa alla rotta di Cape Horn e risparmiare così un botto di strada: il suo motto “Facile, di canale ne ho già fatto uno, il secondo mi viene ancora meglio” si schiantò contro gli scarsi studi di geologia e di idrologia della regione.

Il terreno argilloso franava e, per le forti e frequenti piogge della regione, riempiva lo scavo in continuazione. Dopo 13 anni di tentativi, lasciando circa 22,000 morti tra le maestranze a causa di malaria e febbre gialla, il progetto fu abbandonato. Tra il 1892 e il 1904 una seconda società francese si occupò del mantenimento delle attrezzature, cercando un compratore..

Nel 1904 il Governo Americano, dopo aver accettato una variante che portava a costruire quello che tutt’ora è il più grande lago artificiale del mondo (Lake Gatum) e un sistema di chiuse per innalzare il trasporto di 35 metri, diede inizio ai lavori di costruzione, aprendo il Canale nel 1914.

Oggi ci passano circa 15mila navi all’anno.

Scattato qualche immagine e provo un filo di innovazione tecnologica (clikkate su qualsiasi delle foto).

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