Si passa l’imbarco e ti chiedi perchè, visto che viene ripetuto un paio di volte, molti arrivino senza il documento d’identità che è indispensabile esibire assieme al boarding pass: non solo non lo hanno in mano, ma è abilmente inserito nell’ultimo e ameno accessibile pertugio del loro abnorme bagaglio a mano.

Il flusso della fila si interrompe e tutti si fermano tranne la fashion victim in sovrappeso che è dietro di voi e sta gesticolando scompostamente mentre parla al telefonino (fashion anche quello, con custodia LV di orrendo gusto) e si schianta ripetutamente contro la vostra schiena.

Sù, sù, vada avanti” mi dice guardandomi da sotto i suoi occhiali a parabrezza che manco le Uzbeke a Dubai usano più: il marchio “Cavalli” che troneggia sbreluscicante a lato dovrebbe essere rimpiazzato da un “Vacche” molto più consono al soggetto.

Signora, lei mi si avvicina troppo, e lo dico per proteggerla dal rischio del mio meteorismo, visto che ieri sera ho cenato con cotiche, fagioli e cipollotti“: non afferra il concetto fino a quando simulo una contrazione da spasmo e mi si allontana come se avesse visto un impiegato dell’anagrafe che venisse a certificare pupplicamente l’etá dalla quale, malamente, tenta di fuggire atteggiandosi a teenager trado-madonnara.

Imbarco via bus, perchè a Linate i jetty (o fingers che dio si voglia), sono stati progettati con parsimonia, si sa mai che un giorno decidano di imbarcare i passeggeri dal culo dell’aereo e ci si trova costretti a rifare tutto, eh? Alla partenza del mezzo 58 ascelle, che se ne stavano ben tranquille e chiuse, si aprono mentre il braccio si tende ad afferrare l’apposito sostegno, e l’aria all’interno dei pochi metri cubi dell’autobus si satura, mostrando che sapone e deodorante non sono una patrimonio genetico comune.

Volo a London, prima tappa di una egida asiatica che mi porterà a frequentare i nipotini di Mao Tze Tung: ho come l’impressione che sarà un viaggio veramente lungo …

Foto di oggi? Vi presento una mia nuova amica che, malgrado un look consolidato da decenni, offre sempre un fascino impareggiabile. Una 35mm, a pellicola, da usare in alternativa alla sua sorella maggiore (2 numeri in più), digitale.

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

2 Comment on “Innestare il sapone sull’elica del DNA

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