Decision speed” o “punto di non ritorno” nel gergo comune è il limite oltre il quale un aereo in fase di decollo deve proseguire con la manovra di rotazione e salire in aria perché non avrebbe più lo spazio e la capacità di potersi arrestare.

Si presuppone anche che, prima di quel limite, l’aereo abbia raggiunto la velocità necessaria a garantire portanza e, anche nel caso di cedimento di uno dei motori, riesca a stare in aria. Gran bella cosa la fisica, eh?

Adesso potrei, con questo incipit, sollazzarvi con la storia dei paradossi e delle rivoluzioni nell’evoluzione delle teorie della fisica, nella meccanica e nella dinamica. Potrei raccontarvi cosa è cambiato dall’idea di Aristotele (che pensava ci fosse un primo movente immobile, usa sorta di grosso motore diesel che faceva girare tutti i cieli ad ingranaggi), a quella di Newton (che chiacchiera del fatto che i corpi si attraggono – “gravitazione universale” – e questo ha dato il via all’industria del porno). Potrei poi atterrare sullo scompigliato Einstein con la sua semplicissima equazione integrale che definisce l’energia come la massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce.

Son quasi a 20mila contatti: evito l’argomento pedagogico per non perderli tutti.

Vi racconto invece della mia “decision speed” di oggi.

Ho ripetuto, parlando con un americano in eccellente inglese, 6 volte lo stesso concetto, farcendolo di esempi, di semplificazioni, di banalizzazioni, di ripetizioni, di controlli frase-dopo-frase-hai-capito-e-fino-qui-ci-siamo, di vuoi-che-te-lo-scrivo-cosi-lo-leggi-anche-al-cesso. Son stato al telefono con lui 78 minuti. E aggiungo che, a mio avviso, l’argomento era veramente semplice.

Esattamente al 79’15” ho raggiunto la mia “decision speed“. Ho visto rosso. Ho affondato il comando dei motori dialettici, ho tirato indietro la cloche dell’atteggiamento professionale e con la calma serafica di un facocero che decolla gli ho chiesto “Adesso dobbiamo chiarirla sta cosa, se mi stai prendendo per il culo, sei proprio scemo o c’è una macchia di disonestà nel tuo approccio“.

Mi ha chiesto “Why are you taking this personally?“. Senza speranza. Ovvio che mi metteranno nuovamente in castigo ….

Foro di oggi? ho avuto la bella idea, un paio di settimane fa, di portarmi Beria (il mio cane) in un trekking in quota: ovvio abbia nevicato, ovvio la temperatura sia scesa molto sotto lo zero (abbiamo dormito a -16c), ovvio che Beria (con un’aria da ghiacciolo peloso) mi abbia guardato con un’espressione tipo “Tu si che hai VERAMENTE idee del cazzo“.

La mattina mi sono alzato e ho scattato qualche immagine ….


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Decision speed

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