La Treccani dice: “razzismo s. m. [der. di razza, sull’esempio del fr. racisme]. – Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la «purezza» e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore”.

Tra qualche giorno torno in Asia, con un percorso incerto: atterro a Singapore e ho una manciata di appuntamenti dispersi in un raggio che va da Dhaka a Colombo, da Kuala Lumpur a Yangon a un’agenda certa solo per la prima settimana. Sto aggiornandomi su tutti i paesi e uno dei fatti che sto seguendo da qualche mese sono le violenze esplose in Burma (Birmania, che Myanmar non mi viene proprio): hanno trovato poco spazio nell’informazione italiana, travolta dalla politica nostrana, ma sono state documentate in modo crudo dalla BBC.

La comunità di minoranza mussulmana, a partire da Marzo, è stata oggetto di violenze gravissime, sfociate in oltre 50 morti, un imprecisato numero di moschee, case, negozi distrutti, oltre 13 mila persone in fuga. La cosa più assurda é che sembra confermato il ruolo di alcuni monaci buddisti oltranzisti nell’incitare la folla o nel prendere parte diretta nelle azioni.

Follia del razzismo, follia criminale. Poi dietro tali follie si scoprono sempre razionali disegni di interesse.

Foto di oggi? Un muro di Genova, dalle parti di San Lorenzo: scattata stasera …

genova


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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