EZ“, pronunciato “iiiiiiziiiiii” e assonante “easy” (“facile” in inglese). Tutto ciò che le generazioni X, Y, Z o altra incognita degli albori dell’analisi vogliamo usare, definiscono “facile”, “accessibile”, “usabile” è EZ.

Il marketing se n’è impossessato. Esagerando e brandizzando qualsiasi cosa.

Il mio abbonamento ai trasporti pubblici di Singapore è EZ-Link. La mia prepaid-sim della SingTel è  EZ-Connect. I piani che l’ascensore non serve, raggiungendo solo dal 30esimo in poi il palazzo dove ho l’ufficio, sono identificati nel display da EZ. Le linee di abbigliamento casual nei saldi planetari costantemente in corso nelle mall sono EZ-Weare.

EZ-day in mio, quindi? Un cacchio.

Arranco verso la metro e, al passaggio di ingresso mi accanisco nel cercare di entrare passando la chiave elettronica della stanza di albergo invece che l’abbonamento. Mentre si forma una impaziente coda dietro di me, al sesto salmodiante tentativo mi accorgo dell’errore, grugnisco ai tipi dietro e passo il tornello.

Mi corre condividere che, essendo già in Europa io considerato “di buona stazza” o “grosso” che dir si voglia, qui in Asia sono la cosa più vicina ad un mostro dinosaurico tipo horror b-movie giapponese degli anni ’60 (Gozilla mi pare si chiamasse). Sovrasto i più alti di una buona spanna ma è la larghezza e la massa complessiva che intimorisce. Mi muovo che sembro la Exxon Valdez nel porto di Montecarlo e la gente mi rimbalza contro: ieri sera per una frenata imprevista in metro mi si sono spiaccicate contro 4 persone che sembravano zanzare sul parabrezza.

EZ-dimenticanza che le porte a City Hall si aprono a sinistra e attraverso il vagone per uscire, venendo silenziosamente maledetto dagli altri passeggeri. EZ-bestemmia alla SingTel, dove tento per l’ennesima volta di cambiare la sim difettosa che mi permette di fare tutto tranne che di telefonare. EZ-starbucks in coda per un iced-latte-no-ice e un blueberry muffin, che mi vien servito ad una temperatura da prossima glaciazione.

EZ-foto, ovvio ….

Negozi all'ora di chiusura. Ombre di Scotts' Road

Negozi all’ora di chiusura. Ombre di Scotts’ Road

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

2 Comment on “EZ un cacchio

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