Intorno all’una di questa mattina stavo arrancando verso il gate C11 dello Sheik Rashid Terminal, nell’aeroporto di Dubai, che da poco ha superato Hong Kong nel numero di passeggeri in transito (oltre 50 milioni), posizionandosi al terzo posto nella classifica degli hub più trafficati del pianeta.

Al termine delle scale mobili ho visto, con tenerezza, un’anziana signora che mi dava l’idea, e non so perchè, di essere Armena: con un filo di voce chiamava il suo compagno di viaggio “Hamin“, ma la si riusciva solo a sentire passandole accanto e accostando l’orecchio, come se stesse recitando un rosario in uno stadio calcistico pieno all’inverosimile, nel momento di un gol. Dubito sia riuscita ad attirare l’attenzione di Hamin, chiunque sia stato, provabilmente perso tra i lustrini dei negozi o indirizzato verso altre parti del terminal.

Collassato al momento nel quale la ruota anteriore si sollevava, mi sono svegliato, fresco come una ribollita cui siano state aggiunta trippa, costine e (con un filo di ironia e sarcasmo), una foglia di menta, a London dove ho fatto un percorso 5B>security>5A che manco Usain Bolt mi stava dietro, travolgendo ovviamente un gran numero di passeggeri come un facocero imbizzarrito.

Salito a bordo del volo che mi porta a casa, c’è stata un’interruzione di energia elettrica, il capocabina, con sense-of-humor tipicamente britannico ha detto “Sorry, I forgot to drop the 50p coin“, che mi ha portato immediatamente ai ricordi di quando, ragazzino, lavoravo durante l’estate in un ristorante a Frome, nel Somerset inglese. Evito di dire “cazzo, erano 40 anni fa” per non cominciare a considerarmi un anziano pelato e obeso.

L’uso di pagare l’energia elettrica attraverso un contatore a moneta istallato a casa era pratica ampiamente comune nell’Inghilterra rurale, ma anche nei grandi centri urbani. Un piccolo apparecchio con una fessura e una chiavetta a farfalla che ti permetteva di aver luce in casa: era normale che l’erogazione terminasse proprio nel mezzo di una cena o quando avevi fatto partire la lavatrice della settimana.

Foto di oggi? Airplane-street-photography, sul BA che mi sta portando a casa …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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