Stamani mi son reso conto che la stagione è cambiata: sono uscito con Beria (il mio cane)  intorno alle 6, discutendo con lei della disgiunzione tra etica ed estetica e ricavandone solo un movimento perplesso delle sue orecchie. Mi son trovato fuori in maglietta, braghe corte e crocks con una temperatura intorno ai 10 gradi e un umidiccio autunnale.

Non che possa patire il freddo, vista la ricca cintura di adipe, ma un tipo che è passato con giaccone, sciarpa e cappello mi ha guardato con la stessa attenzione che si riserva ad un elefante in calzoncini corti che parla con il proprio cane: è arrivato l’autunno è una affermazione che difficilmente stamani poteva essere confutata.

Bloccato in casa dagli operai che stavano terminando il bagno (vedi “Habemus Cessum” di ieri, e “Magût Rules” di un paio di giorni fa), ho continuato nell’attività a basso valore aggiunto ma ad elevatissima soddisfazione passionale, di mettere un filo d’ordine sulle diverse centinaia di immagini che ho scattato negli ultimi mesi.

Mi son reso conto che il fascino del ritorno all’uso della pellicola, che avevo mantenuto in una rigida e talebana ortodossia sul bianco&nero, mi è veramente esploso invece con l’uso del colore: ho provato un paio di pellicole professionali Kodak ed è stato amore ai primi scatti! Sarà il fatto di usare una gran bella macchina (M7) che ti permette di essere ancora più “discreto” nella presenza, o forse per il fatto che non hai la prova d’appello di vedere cosa hai combinato immediatamente e di correggere le eventuali cazzate, sarà che sto diventando un giurassico cinquantenne con una socialità pari a quella di un coccodrillo nello Zambesi, ma la pellicola mi diverte da matti.

Ho il ripiano superiore del frigorifero  gonfio di rullini, con la Cami che, sarcasticamente, mi chiede se ho intenzione di farle una pasta ai 35mm: la neo-esperienza universitaria non le ha ancora smorzato l’ironia, è chiaro.

Ovvio che tutto l’incipit sia stato per tirar fuori qualcuno degli scatti fatti su pellicola …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

9 Comment on “Esercizi

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