Lo sport “osservato”, sopratutto in televisione, mi lascia del tutto indifferente, anzi annoiato. Sarà forse perché ne ho praticato tantissimo e con qualche discreto risultato che, fare da “spettatore”, mi appassiona molto meno che essere all’interno della gara. Se poi ci si riferisce al calcio, penso di essere quella sparuta minoranza di italiani che non hanno nessuna passione e nessun tifo per alcuna squadra.

L’unica cosa che anni fa mi appassionava erano le cronache di Gianni Brera, immensa penna sportiva (oltre che scrittore), che riusciva ad esaltare l’uso della lingua italiana in modo tutt’ora unico: adoravo i suoi articoli e sono rimasti (fino alla sua morte nel 1992, in un incidente stradale rientrando da una gran mangiata e bella bevuta) le uniche notizie di sport che ho letto con vero piacere.

Ho però letto ieri dell’incontro Salernitana-Nocerina. Per chi, come me, non avvezzo a faccende calcistiche, entrambe le squadre militano nel campionato Lega Pro A, Girone B (riporto le cose come vengono scritte: per spiegarci meglio penso sia una sorta di terza o quarta divisione, ma direi chissenefrega).

I tifosi della Nocerina erano stati diffidati, da parte del Questore, dall’assistere alla partita per pericolo di scontri con i supporters della squadra avversaria, la Salernitana. Forti del concetto “noi non possiamo assistere, quindi la partita non si gioca”, pare siano arrivate forte minacce ai giocatori. I giocatori della Nocerina sono entrati in campo con 40 minuti di ritardo, hanno effettuato 3 sostituzioni e successivamente mimato 5 infortuni: questo ha lascito la squadra in 6 elementi, costringendo l’arbitro ad interrompere la partita e decretare una sconfitta “a tavolino”.

Figura di merda. Figura di merda per tutto lo sport. Capisco che “la paura fa 90” come dice la smorfia e come spesso citava Giovannino Guareschi nei suoi “Don Camillo”, ma arrivare ad abbassarsi così le braghe davanti al tifo violento è altamente diseducativo, per rimanere sul sottile, è una gran cazzata, per parlar chiaro. Costringere i giocatori, o avvallare questa loro pantomima, è stato semplicemente una totale assenza di dignità.

Lo sport dovrebbe educare. Dubito ci sia stato alcunché di educativo in questi fatti.

Foto? qualche mese fa ero a Madrid, dentro il tempio del calcio, il Santiago Bernabéu ….

santiago


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

6 Comment on “L’idiozia della violenza nello sport

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