“Beria, che fai? Dopo esserti alzata da un tappeto Persiano, adesso difendi le Termopili?” ho chiesto stamani alla mia cagnona, mentre, perplessa per l’umidità dell’esterno, stava nicchiando indecisa se uscire o meno dal portone di casa, bloccandomi il transito. Ovvio si sia girata e mi abbia guardato con la sua aria interrogativa, drizzando le orecchie e inclinando leggermente li muso come per dire “Di che stai parlando, Mau?“.

“Mi riferisco alla storia, raccontata da Erodoto, della Seconda Guerra Persiana che vide anteporsi le truppe greche sotto la guida del re di Sparta Leonida, contro l’esercito persiano comandata da Xerse: stiamo parlando della fine dell’estate del 480bC, quindi di quasi 2,500 anni fa.” Beria ha un’aria incuriosita e scodinzola: è sempre incredibile come sia interessata ai fatti di storia.

“Erodoto ci dice che l’esercito di Xerse era di oltre due milioni e mezzo di uomini, accompagnati da un numero equivalente di personale di supporto, per un totale di oltre cinque milioni. Ovvio che queste cifre fossero un filo esagerate, ma studi moderni che si basano sulla capacità logistica di fornire sussistenza e appoggio alle truppe, ritengono che almeno 300 mila unità fossero schierate dai persiani. I 300 spartani di Leonida erano invece supportati da altri 2,500/3,000 “greci”.

“Leonida decide di fermare l’avanzata di Xerse nello stretto passaggio delle Termopili, dove il numero di soldati schierati e la loro capacità di movimento erano estremamente limitati. Dopo aver allestito il campo per quattro giorni, i persiani iniziarono l’attacco con 5,000 arcieri, oscurando il cielo con le loro frecce, ma ottenendo ben poco risultato contro gli scudi e gli elmi di bronzo delle forze Spartane. Nel primo giorno di battaglia 10,000 soldati Medi e Cirsiani furono quindi lanciati a schiantarsi contro il muro di difesa costituito dalla falange: un sistema di scudi e lance che garantiva, manovrato dalla perizia degli spartani, una difesa temibile.”

“Xerse balzò in piedi per ben tre volte, sorpreso del massacro che i suoi uomini stavano subendo, prima di dare ordine ai suoi Immortali, le truppe scelte del suo esercito, di conquistare il passaggio. Questi, ingannati da una finta ritirata degli uomini di Leonida, furono poi massacrati mentre si erano sparpagliati nella corsa dell’inseguimento: come vedi, Beria, gli spartani erano veramente dei maestri insuperati nella battaglia”. Il cane mi ascolta con aria attenta, ondeggiando leggermente la coda.

“Durante tutto il secondo giorno di battaglia si susseguirono assalti infruttuosi dei persiani, che continuavamo a essere decimati dall’abilità di combattimento dei greci in uno spazio angusto che non permetteva l’utilizzo dei numeri soverchianti”. Beria è immobile, attratta dal racconto, e curiosa di conoscere la fine della storia. “Poi, alla fine del secondo giorno, Efialte, un uomo di Tarchis (paese accanto al quale l’esercito persiano aveva posto il suo accampamento) si presentò a Xerse, indicandogli un sentiero per aggirare le difese greche e cogliere Leonida alle spalle.”

“All’alba del terzo giorno di battaglia, i Focesi, posti da Leonida a difesa del sentiero, fuggirono alla vista dei soldati Persiani: Leonida, informato del tradimento, decise di mandare in ritirata tutti gli alleati greci e di mantenere il presidio con i 300 soldati Spartani. Il motivo di questo sacrificio è stato poi romanzato: probabilmente, l’atto di “eroismo” era dettato dalla necessità di proteggere la ritirata, rallentando la cavalleria Persiana, ma Erodoto ci dice (e ci piace crederlo) che gli Spartani non si arrendevano ne indietreggiavano. Mai”.

“Quando i Persiani attaccarono su due fronti i 300 Spartani, fu un massacro: 20 mila uomini di Xerse furono abbattuti prima che l’ultimo dei soldati di Leonida venisse ucciso”. Racconto in pillole finito, Beria, o ti devo chiamare Λεωνίδης? La cagnona si avvia finalmente fuori dal portone soddisfatta: bell’impegno avere un quadrupede con una buona curiosità storica.

Foto di oggi? Beh, ovvio che sia Beria, ritratta con un cipiglio da Spartana a guardia del suo prato. Per gli appassionati (di fotografia): date un occhio alla messa a fuoco dai fili d’erba in primo piano ai tetti dei palazzi … miracoli di un 21mmm usato sul full-frame!

Beria


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

6 Comment on “Beria e Leonida

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