C’è stato un periodo in cui mi guadagnavo il viatico, o almeno lo integravo, tenendo corsi e conferenze: da proto-guru di provincia parlavo di “accelerazione della storia“, di “ISOO Companies, ‘In Search Of Opportunities’ per servizi e mercati non convenzionali“, di “pensare diverso e creativo“. Erano gli anni ’80.

Penso di aver anticipato and Jobs, nel dire “fate nuove cazzate tutti i giorni, ma mai due volte la stessa cazzata, e soprattutto adesso andiamo a pranzo che mi è venuto un appetito troio a forza di parlare“: pari pari al suo “stay foolish, stay hungry“, ovvio!

Una delle minchiate che sostenevo è che il cambiamento avrebbe compresso le fasi storiche/sociali (“accelerazione della storia”), e che la tecnologia avrebbe giocato un ruolo predominante nel mercato come principale veicolo di interazione tra servizi e consumatori, con una rincorsa alla novità sia sull’hardware che nel software, offrendo processi che avrebbero costantemente potuto innovare le relazioni a livello globale. Devo dire che un filo ci ho beccato.

La dimostrazione mi è venuta da un cleanup che ho affrontato nel cassetto dei “rifiuti elettronici” dove inabisso i gingilli che non uso più, e alimentatori, cavi di collegamento e altri accessori di cui, per buona parte, ho totalmente ignorato uso e funzionalità.

Ho raccattato un paio di Blackberry di differenti generazioni, dei Nokia d’annata compreso il mattone della serie 9000. Un numero imprecisato di Motorola, due secchiate di blue-tooth, risalenti al periodo nel quale per stabilire un collegamento dovevi appellarti alla Sacra Rota. Un telefono-skype, con tanto di tastiera. Un bolo informe di alimentatori per le più disparate apparecchiature e con i più disparati connettori. Verso il fondo ho trovato addirittura 3 Palm, i primi palmari incredibilmente innovativi poi spazzati via dall’innovazione stessa che avevano generato.

Ho fatto tre sacchi della spesa, ho dato alla Cami un diritto di prelazione per regalare un po’ di roba a suoi amici e compagni di università e poi ho rovesciato il tutto nella discarica rifiuti speciali. Roba che anche solo 15 anni fa era “leading edge of technology“, oggi è spazzatura.

Foto? Qualcosa che una volta era tecnologia avanzata, e adesso è in attesa di restauro …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

8 Comment on “Accelerazione del consumo

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