Pride!

Milano Pride 2014: oggi un’altra bellissima festa di uguaglianza nella diversità che unisce!

Era il 28 Giugno 1969 quando la polizia fece irruzione nello Stonewall Inn, un bar frequentato da omosessuali a New York nel quartiere di Greenwich Village,  al 51 di Christopher Street, tra la West 4th Street e Waverly Place.

Lo Stonewall Inn era di proprietà della famiglia Genovese, una delle cinque organizzazioni mafiose che si spartivano i traffici illeciti di New York. La corruzione degli agenti di polizia era la norma e il bar era stato trasformato nel 1966 da un dancing nighclub in un locale gay: la selezione all’ingresso, attraverso un buttafuori e uno spioncino nella porta, lasciava solo entrare i clienti conosciuti o chi avesse un look indiscutibilmente omosessuale.

Cessi inadeguati, acqua corrente fatiscente, assenza di uscite di sicurezza: il tutto dipinto di nero e con luci soffuse che venivano accese solo per avvisare di una imminente irruzione della polizia. I clienti regolari dovevano firmare un “patrons book”, in quanto il locale era classificato come un circolo privato, ma nessuno dichiarava il suo vero nome. Questo mi fa ricordare il “Punto Rosso”, uno scantinato di Via Plinio che frequentavo negli anni ’80, dove più che pride la politica dell’estrema sinistra era il fattore aggregante, e un poster a tutta parete di un fucile a pompa dava anche la sensazione che alcuni dei frequentatori avrebbero poi fatto delle scelte estreme.

All’ 1:20 di mattina di quel Sabato (come oggi) 28 qualcosa andò storto. La mazzetta era forse stata pagata ma la polizia voleva forzare la mano, forse una diversa squadra, forse era solo tempo di dire basta. Il rito dell’identificazione e della perquisizione si protrasse più del dovuto e il sequestro di liquori non poté avvenire perché mancavano le vetture di servizio. Gli avventori rilasciati, che normalmente scappavano via nella notte di New York, questa volta invece si fermarono difronte al locale e, nello spazio di mezz’ora, una folla di 150 persone si era radunata davanti all’ingresso dello Stonewall Inn.

Quando il primo cellulare della polizia arrivò, solo 20 minuti dopo, la folla era cresciuta a oltre 600 persone. Arroganza della polizia, ritardi nei rinforzi, errori di spaventosa omofobia: nulla serve a spiegare cosa successe tranne forse il fatto che “all was enough“, era tempo di dire “basta”

We all had a collective feeling like we’d had enough of this kind of shit. It wasn’t anything tangible anybody said to anyone else, it was just kind of like everything over the years had come to a head on that one particular night in the one particular place, and it was not an organized demonstration…. Everyone in the crowd felt that we were never going to go back. It was like the last straw. It was time to reclaim something that had always been taken from us…. All kinds of people, all different reasons, but mostly it was total outrage, anger, sorrow, everything combined, and everything just kind of ran its course. It was the police who were doing most of the destruction. We were really trying to get back in and break free. And we felt that we had freedom at last, or freedom to at least show that we demanded freedom. We weren’t going to be walking meekly in the night and letting them shove us around—it’s like standing your ground for the first time and in a really strong way, and that’s what caught the police by surprise. There was something in the air, freedom a long time overdue, and we’re going to fight for it. It took different forms, but the bottom line was, we weren’t going to go away. And we didn’t.

Fu guerriglia, e il giorno successivo anche, e non ci fu più tolleranza per l’omofobia, per il disprezzo, per l’arroganza. Solo spazio per l’orgoglio, “pride”, e per la celebrazione della libertà di scelta.Quel momento fu ricordato mesi dopo, e poi l’anno successivo, e così via, fino a diventare la festa di oggi.

Foto? Ho cercato di scattare qualcosa di inconsueto, di dolce e divertente: ho cercato dei dettagli che, sono certo, troverete anche voi nelle immagini. Lo so, ho scattato 30 foto, cosa strana per me, ma perdonatemi, ho bisogno di un filo di evasione, poi mi passa …

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17 commenti

  1. Belle! Alcune veramente dolcissime con bei sorrisi. Complimenti. Buona domenica Mau

  2. Mamma, papà, bambino, pancione, rosso et barbuto è fantastica. L’anno prossimo vengo a farmi fotografare pure io.

    1. Mi sei mancato, fratello!

    2. Pensa che è la foto sulla quale io e Cami ci siamo soffermati di più: differenti famiglie, uguali affetti, uguale rispetto … 🙂

  3. Mi colpisce sempre il fatto che molto spesso gli eventi che diventano simbolo di un qualche cambiamento non sono quasi mai organizzati. Avvengono: frutto dello spirito del tempo, della cultura diffusa che evolve in una direzione sentita da sempre più persone come necessaria. E allora basta una scintilla per innescare un fuoco, irreversibile.
    La storia dell’umanità procede anche attraverso questi fuochi. A volte sono fuochi che distruggono pregiudizi, altre volte sembra che distruggano valori (il che poi, peraltro, dipende anche dal punto di vista dell’osservatore)…. Vabbe’, non volevo infilarmi in un discorso così complesso, e per giunta alle 8.30 di mattina, senza neanche aver fatto ancora colazione. 🙂
    Mi piacciono molto le foto di strada, che colgono momenti di vita. Isolati così in un fotogramma, assumono un senso e una forza evocativa che non hanno quando li vedi accadere nel loro insieme, o comunque hanno in modo diverso, spesso con un impatto minore.
    In particolare, mi piacciono le foto che hai fatto ai passanti, colti così, in un attimo di vita che scorre accanto ad altri sconosciuti. Un insieme casuale che prende quella particolare forma colta e fermata solo dall’obiettivo. È una cosa che della fotografia mi colpisce e mi incanta sempre.
    Buona domenica!
    P.s. Hai visto la mostra di Salgado? Non è il mio genere di fotografia preferito, però alcune immagini sono davvero belle.

    1. Le immagini di Salgado sembrano quadri disegnati con il carboncino! Non ho ancora visto la mostra, non è uno dei miei “miti”, ma di sicuro una scappata ce la faccio a imparare qualcosa 🙂

      Enjoy your breakfast

    2. Adesso, dopo colazione e pranzo, fammi rifletter su un paio di stimoli che mi offri: il primo è “la scintilla”. È vero, gli eventi simbolo sono inaspettati, non costruiti. Accadono e basta, ed esserci dentro è come vedere universi paralleli che si toccano per un istante: l’unico di cui ho scritto è quel 14 Maggio in Via De Amicis.

      Il secondo, acuto stimolo è sulla “street photography”: vivere la realtà, sentirne l’odore da quanto sei vicino e scattare le storie, non gli oggetti. Fai meno foto, molte meno e ti avvicini di più, molto di più: e conosci le persone e diventi partecipe di un momento delle loro vite. Troppo bello, troppo affascinante, troppo interessante per tornare poi mai indietro.

      Buon caffè.

      1. 🙂 Io però devo ancora vincere l’imbarazzo di avvicinarmi troppo alle persone per strada… Troppo introversa per farlo!! 😉
        Diciamo che lo faccio in altro modo, nel mio lavoro… Ed è davvero bellissimo… 🙂

      2. allora facciamo uno scambio: io ti porto a fotografare per un pomeriggio e ti mostro quanto la gente sia aperta e socievole, e tu mi fai stendere sul lettino e ascolti le mie turbe psichiche 🙂 🙂

      3. Affare fatto! Mi piace 🙂

      4. ah … dimenticavo … ovvio che ti metta anche in mano una macchina fotografica 😉

  4. Foto bellissime e colorate, non saprei sceglierne una, grande tu!
    Buona domenica Mau!

    1. Adulatrice al pesto! 🙂

  5. Che poi siamo tutti diversi, ma rispetto a cosa dobbiamo ancora scoprirlo.
    La mia foto preferita è quella della ragazza sorridente sulla sedia a rotelle: è diversa perché è disabiler o perché è gay?
    Buona domenica 🙂

    1. è diversa forse solo perché e felice … magari dovremmo essere tutti così “diversi” 🙂

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