Stavo cercando di arrivare a Castelletto attraverso la Circonvallazione a Monte e ho preso la Funicolare di Sant’Anna che da Piazza del Portello collega via Bertani all’incrocio con Via Magenta. Arrivato in cima ho attraversato i Giardini Acquarone quando ho visto l’indicazione per l’ascensore che sale fino in Via Crocco. A metà della galleria che porta alla cabina c’è il segnale per la Farmacia di Sant’Anna, con un ascensore secondario che sbarca nell’interno del monastero, a fianco all’area di clausura.

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” mi è venuta in mente la citazione dalle note conclusive de Il Nome Della Rosa mentre sono passato dal corridoio principale al secondario che porta verso la Chiesa e da questo nel Coro.

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (“La prima rosa originaria esiste solo in quanto nome: non possediamo che nudi nomi”): come sostengono i nominalisti non possiamo indicare l’ontologia, l’essenza delle cose ma solo un segno, un ricordo, una traccia. Nel libro di Eco questo è riferito al Secondo libro della Poetica di Aristotele, il libro sulla commedia e sul riso, meglio, la “leggenda del libro“, visto che è pura finzione, purtroppo, visto che gran parte dell’opera del filosofo di Stagira me la sono sciroppata per l’esame di Filosofia Antica.

Ma quando sono salito sul retro dell’altare e poi sceso con le piccole scale indietro, verso la chiesa, un frate Carmelitano, solo nella navata, ha iniziato a cantare un salmo. Mi si è aperto un ricordo, forse di quasi quarant’anni fa: la lettura di Jacopone da Todi, che intorno al 1490 componeva la sua Laude.

Donna de Paradiso, lo tuo figliolo è preso Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide che la gente l’allide; credo che lo s’occide, tanto l’ho flagellato
Como essere porria, che non fece follia, Cristo, la spene mia, om l’avesse pigliato?.
Madonna, ello è traduto, Iuda sì ll’à venduto; trenta denar’ n’à auto, fatto n’à gran mercato.
Soccurri, Madalena, ionta m’è adosso piena! Cristo figlio se mena, como è annunzïato.
Soccurre, donna, adiuta, cà ’l tuo figlio se sputa e la gente lo muta; òlo dato a Pilato.
O Pilato, non fare el figlio meo tormentare, ch’eo te pòzzo mustrare como a ttorto è accusato.
Crucifige, crucifige! Omo che se fa rege, secondo la nostra lege contradice al senato …

Posto spettacolare questa Genova ….

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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