Ho camminato nella domenica mattina, senza meta, senza senso e senza scattare nemmeno un’immagine fino a quando il sassofono in Piazza della Meridiana non ha cominciato a inanellare, nota dopo nota “A Love Supreme“, forse il più bel brano jazz che io conosca, guidato dalla profondità di John Coltrane.

Il 26 Giugno 1965, quasi 50 anni fa, John suonava per l’unica volta nella storia e nella vita “A Love Supreme” in pubblico: il brano era stato composto nel Dicembre dell’anno precedente e poi registrato in Febbraio in un’unica sessione, senza prove, senza ritocchi, senza cambiamenti. Perfezione ed emozione.

Suite, divisa in quattro parti, i 33 minuti di musica iniziano con “Acknowledgment” dove viene recitato il mantra che da il titolo al brano e all’album, seguito da “Resolution”, “Pursuance”, e “Psalm”: un viaggio introspettivo alla ricerca di purezza, di meditazione di un essere interiore e superiore che guida l’ancia del sassofono in una serie di vibrazioni che è riduttivo considerare come il ponte tra hard-bop e free-jazz. “All paths lead to God” si legge come nota nello spartito originale dove Coltrane ha composto quello che è stato definito come il più importante disco jazz di tutti i tempi. John, già persona molto schiva, non rilasciò mai nessuna intervista su questo brano, e non ne fece nemmeno menzione ai suoi compagni, Jim Garrison, Elvin Jones and McCoy Tyner: “I respond to what’s around me” disse solo, per spiegare l’armonia che si era creata.

Ho alzato l’obiettivo e scattato immagini nei 30 minuti successivi, ricordando quasi ogni nota del brano, ascoltato centinaia e centinaia di volte. A Love Supreme.

Amore sacro quello di San Pietro in Banchi dove ho scattato l’immagine dei fiori sull’altare, amore profano in Via dei Macelli di Soziglia, dove ho mosso e sfuocato le ragazze che stanno lavorando, amore della madre china sulla carrozzina del figlio in Via del Campo mentre stavo bevendo un caffè,  A Love Supreme …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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