Lo so, lo so, sono stato latitante in questi giorni: un filo per il lavoro, un filo perché ogni tanto mi stufo anche di raccontarmela sul blog, ma poi arrivano gli amici a preoccuparsi e a rimproverarmi gentilmente e riparto a pestare sulla tastiera.

Dunque, facciamo un veloce re-cap sull’argomento saliente dell’ultima decina di giorni.

Ho aspettato che un legale aspettasse che il vice-ministro di uno stato aspettasse che il suo ministro prendesse una decisione: è stata un’attesa al cubo praticamente, dove tutte le possibili permutazioni di un insieme di tre elementi sono state combinate con i periodi di Eid, ferie assortite e assenza generica dei tre soggetti sopracitati. Bene.

Prima era in ferie l’avvocato e a questo è stato facile rimediare, spiegandogli con cortesia che avevo urgenza di ottenere una risposta per indirizzare l’organizzazione dell’attività dell’azienda che mi paga la pagnotta. Quando l’ho beccato (attraverso un altro avvocato, che stava per andare in ferie) si è subito attivato, ma il vice-ministro era assente per i giorni dell’Eid al termine del Ramadan e non valeva la pena di scrivergli, tanto ci si sarebbe confusi tra le decine di mail, negli aspettare tornasse in ufficio. Bene.

Terminata l’Eid, il vice-ministro ha ricevuto la richiesta da sottoporre al ministro, ma questo aveva deciso di prendersi una settimana di vacanza da attaccare ai giorni di celebrazione mussulmana: tutto spostato avanti di una settimana quindi. Bene.

Mi segnalano che il ministro è tornato, ma il vice-ministro ha deciso di concedersi qualche giorno di ferie al termine di un viaggio di lavoro, quindi non può seguire la pratica che, in queste parti del mondo, è rigidamente relazionale e non può essere assegnata ad un semplice e banale processo di richiesta. Bene.

Come so mi succede, a questo punto comincio a parlare da solo, e al termine di una compassata conference call dove mi si aggiorna sul fatto di chi sia in ferie, di chi sia tornato e stia per andarci, di chi non c’è stato e di chi non risponde ai nostri quesiti, aggancio il ricevitore: beh, visto che tutte le comunicazioni sono attraverso un sicuro VOIP, clikko sul tasto “end conversation”, e do’ fuori di matto sostenendo che mi stanno sul cazzo le ferie. Bene.

Anzi, bene per un cazzo proprio.

Foto? Qualche immagine scattata su pellicola a 400 ISO, a spasso per Genova un paio di settimane fa.

Genova ok Kodak 400 ISO film  6 Genova ok Kodak 400 ISO film  1


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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