Una scacchiera, datata intorno al 3000 avanti cristo, è stata trovata tra le rovine della città-stato di Ur, in Mesopotamia (nei pressi dell’attuale Tell el-Muqayyar nel sud dell’Iraq), che a quell’epoca sorgeva nel delta creato dai fiumi Tigre ed Eufrate, culla primordiale della civiltà Sumera con la sua torre sacra Ziggurat, visibile da lontano: Ur sorge sulle basi di un insediamento antecedente (tra il 6500 e il 3800 avanti cristo) e mantiene traccia  di quello che l’Epopea di Gilgamesh prima e poi il Libro della Genesi dopo, raccontano sia stato il Diluvio Universale.

La Regina Hatshepsut, Quinto Faraone della Diciottesima Dinastia dell’Antico Egitto, che ha regnato dal 1508 al 1458 aC, Faraone tra i più grandi e sicuramente “the first great woman in history of whom we were informed” secondo l’egittologo James Breasted, aveva una scacchiera nella sua tomba, oggi conservata al British Museum. Il nome arabo era Quirkat, o Al-Quirq e le palline bianche e nere venivano posizionate su una matrice di 5×5 caselle. Platone ne menzione del gioco nei suoi Dialoghi, definendolo col nome di”petteia”, e se ne trova anche traccia nel poema di Omero.

Giocata oggi su una scacchiera che, a seconda delle tradizioni, misura dagli 8×8 ai 12×12 quadrati a colore alternato e, mantenendo la regola prima di muovere in diagonale per catturare i pezzi dell’avversario attraverso la mossa del “salto”: solo i quadrati neri della scacchiera vengono usati mentre “pedoni” e “dame” si sfidano in strategie e tattiche che hanno l’obiettivo di simulare una guerra nella quale nemmeno una goccia di sangue viene versata.

Saltando nuovamente indietro nel tempo, nel periodo tra il 250 e il 640, nell’area dell’Impero Neo-Persiano estesa dalla parte occidentale dell’India fino a coprire l’attuale Siria, una versione più complessa cominciò ad essere giocata, il “Chaturanga” che considerava 4 tipi di pezzi (gli attuali Torre, Cavallo, Alfiere e i Pedoni) di supporto a un Re e una Regina: erano gli odierni scacchi, che in China si svilupparono col nome di Xiangqi. Le regole qui attuano anche aree della scacchiera, chiamate “fiume” e “palazzo” dove i movimenti sono limitati, o pezzi quale il “cannone” che, similmente al nostro Cavallo, devono compiere dei salti per poter affrontare l’avversario.

Le pedine di gioco recano inciso il tipo di pezzo che rappresentano: qui i due colori che si contrappongono sono il rosso e il nero.

La prima traccia di un insediamento della comunità Chinese nell’odierna Singapore è del 1330, facendone uno dei più antichi, ma è solo nel 1822 quando Sir Stamford Raffles scrisse al Captain C.E. Davis, President of the Town Committee, chiedendogli di “suggesting and carrying into effect such arrangements on this head, as may on the whole be most conducive to the comfort and security of the different classes of inhabitants and the general interests and welfare of the place…“: pianificazione urbana e sociale che diede origine alla collocazione attuale di Chinatown.

Gli anziani giocano quindi da queste parti da oltre 200 anni: silenzio, scoppiettio di sigarette, un pubblico attento e concentrato. Un tizio pelato con in mano una macchina fotografica che scatta qualche immagine ….

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

4 Comment on “La dama e il xiangqi

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