La temperatura oggi ha raggiunto i 44°c, decisa avvisaglia di un’estate in arrivo: son tentato di aspettare la prima volta che si supererà la soglia dei 50°c e farmi una bella cassoeula innaffiata da un Barbaresco, dopo aver portato l’aria condizionata di casa intorno ai 12 gradi, ovvio. Il fatto poi che il Ramadan sia alle porte (3 settimane e ci siamo), innalza il livello del mio sarcasmo ben oltre la soglia di guardia.

Vista la canicola, son partito la mattina presto e ho messo i piedi sulla sabbia di Saadyat Island ben prima delle 8: l’idea era camminata e corsetta sulla spiaggia, sbrago all’ombra con scommesse sulle ustioni altrui, lo sport nazionale in una terra dove il sole è un laser interstellare e la folta presenza di espatried anglosassoni con la loro carnagione chiarissima.

Son partito verso est, con l’idea di raggiungere la punta dell’isola, ma dopo poco più di 3 chilometri ho fatto un’inversione di rotta, sentendo il mio grasso sull’adipe sfrigolare, diffondendo un’odore sospetto di salamella che avrebbe potuto attrarre l’attenzione degli ortodossi locali.

Sono arrivato, sulla strada del ritorno, ai 4 chilometri e 900 metri: bassa marea, sabbia bella compatta, colore del mare da urlo: mi son lasciato tentare dall’agonismo e son partito per una corsa sull’ultimo chilometro. Ho fatto 1 metro.

Una tenaglia mi è arrivata sul polpaccio e ha stretto così forte che son crollato a terra: contrattura o strappo o chi sa cosa. Un male troio.

Dopo una serie quasi infinita di bestemmie son tornato con passi della lunghezza di 3 centimetri all’ombrellone e da lì, su una sabbia che ormai si stava vetrificando, verso l’uscita dalla spiaggia condendo di impropreri ogni singolo millimetro del mio percorso tra il polpaccio che non riuscivo a muovere e le piante dei piedi che stavano prendendo fuoco.

Mi sa che devo riconsiderare la mia attività agonistica e darmi a sport molto più senili. Tappa in farmacia per del gel da applicare localmente e una pastiglia di muscolo-rilassante che mi ha steso per 4 ore: ‘ste cose da noi le spacciano, mica son prodotti da banco.

Foto? Tramonto nucleare dalla piscina di casa …

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It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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