Continuo a zoppicare, anzi, dopo un paio di notti passate in aereo il mio polpaccio assomiglia più ad una zampogna che quando ero bambino si sentiva e vedeva ancora suonare in alcuni paesini sotto le feste di Natale.

La zampogna (per i lettori via google-translator) è uno strumento ad aria basato sullo stesso concetto delle cornamuse, dove la sacca è costituita da pelle di pecora o capra e la fuoriuscita dell’aria fa vibrare le ance di due canne (con la possibilità di articolare note di melodia e accompagnamento) e di altre due o tre pipe da bordone (che suonano una nota fissa).

Lo strumento, tipico dell’Italia centro-meridionale, deve la sua nascita all’importazione durante il periodo della colonizzazione di queste aree con la Magna Grecia, ed emette una melodia continua per effetto della compressione della sacca d’aria che viene alimentata dal suonatore attraverso una cannetta (o “soffietto”). Mi fa ricordare i miei tentativi di suonare il didgeridoo che ho a Milano, con la tecnica delle sacche d’aria nelle guance: ogni volta devo smettere perché Beria, più sensibile di noi umani nell’arco delle frequenze musicali, viene infastidita dai bassi fuori della gamma del nostro orecchio e tenta sempre di addentarmi il tronco di eucalipto rituale.

Torniamo al polpaccio e allo strappo muscolare che mi son procurato.

Mi sono deciso ad affrontare seriamente una terapia chimica e a base di riposo sul divano con la gamba e sacchetto del ghiaccio sul tavolo: comunque lo prendo come segnale incontrovertibile del fatto che sto diventando vecchio e, malgrado l’età mentale che fa ancora fatica ad affacciarsi alla maturità, il corpo ha i suoi acciacchi e devo piantarla di pretendere troppo.

Ovvio che abbia voluto in qualche modo distrarmi e gratificarmi e, dopo averci girato attorno per quasi un paio d’anni, mi son regalato un’ennesima bicicletta: stavolta il danno è stato fatto su una pieghevole che penso di riuscire a portarmi dietro nelle mie peregrinazioni planetarie quando voglio aggiungere un po’ di ferie: di sicuro appena riesco vado a fare un test-ride sulla corniche di Abu Dhabi (la mattina alle 4, visto che ieri abbiamo già superato stabilmente i 40°c).

Foto? Dopo “Black Honey“, la single-speed con la quale giro a Milano, ecco “Black Revolution“, attualmente ferma in casa ad Abu Dhabi …

black revolution

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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